37e Olimpiadi degli Scacchi | Torino 2006

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RASSEGNA STAMPA

EN PASSANT


A Torino le Olimpiadi di scacchi?

Luglio-Settembre 2002 N.79-80


La più grande avventura in tutta la storia della Società Scacchistica Torinese è cominciata un giorno dello scorso dicembre. Un po' sogno, un po' sfida, un po' calcolata progettazione. L'idea era tanto semplice quanto audace: dovendo Torino ospitare nel 2006 le Olimpiadi invernali, e dovendo attrezzarsi organizzativamente per quell'evento, perché non utilizzarne il lavoro e le strutture, la capacità ricettiva e l'eco internazionale per ospitare, subito dopo, anche le Olimpiadi di scacchi?

Dal Villaggio olimpico al Centro Stampa, tutto quanto occorre per accogliere i 2000 giocatori e accompagnatori, i giornali, le televisioni, e sperabilmente il pubblico, sarebbe già pronto, collaudato, a disposizione. Evidenti le economie di scala, rispetto a una città che debba partire da zero.

L'idea è stata pesata, sezionata, analizzata nei pro e nei contro. Il primo via libera è arrivato da Alvise Zichichi, presidente della Fsi: la Federazione era favorevole, e avrebbe fatto quanto di sua competenza. In gennaio la proposta formale al Comune di Torino: con una lettera a Renato Montabone, assessore allo Sport, la Sst formulava il suo progetto, con un primo schema di bilancio. In via informale se ne è poi parlato anche con un prestigioso amico del circolo, l'avvocato Paolo Fresco, presidente della Fiat. Da appassionato scacchista qual è, l'avvocato Fresco ha non solo apprezzato il progetto, ma anche incaricato i suoi uffici di valutare il possibile interesse della Fiat.

Nel frattempo il Comune si mostrava interessato, e in marzo nell'incontro con il sindaco Chiamparino (scacchista anche lui) si capiva che si stava facendo davvero sul serio. Il sindaco decise di invitare il vertice della Fide a Torino, per un primo sopralluogo e uno scambio di vedute. Così a metà maggio atterravano a Caselle il vicepresidente mondiale Georgios Makropoulos e il presidente per l'Europa Boris Kutin. Due giorni di visite e di incontri, e la sensazione che i due autorevoli ospiti fossero ben disposti verso una candidatura torinese. Nei due mesi successivi gli incontri in Provincia con la presidente Bresso e l'assessore Accossato, e in Regione con il presidente Ghigo e l'assessore Racchelli, e l'avvio di un percorso di collaborazione fra tutte e tre le Amministrazioni locali. Venivano via via precisati meglio anche i preventivi di spesa, le soluzioni logistiche, gli aspetti burocratico-procedurali. Si infittiva il dialogo con la Direzione relazioni esterne della Fiat e con il vicepresidente della Fsi, Giuseppe Lamonica, che sostituisce Zichichi in questi mesi impedito da motivi di salute. Fitti i contatti e le reciproche informazioni con Losanna, quartier generale della Fide.

Infine, il 19 luglio, partiva da Milano la lettera con la quale la Federazione italiana notificava alla Federazione internazionale la formale candidatura di Torino a sede delle Olimpiadi di scacchi 2006. Il 31 luglio sono scaduti i termini per la presentazione di tutte le candidature, e si è appreso così che abbiamo due rivali: l'India e l'Estonia.

A decidere l'assegnazione sarà il Congresso mondiale Fide, in programma a Bled dall'1 all'11 novembre in concomitanza con le Olimpiadi 2002. Saranno 162 Federazioni a votare, e sarà il Comitato promotore torinese, subito costituito, a giocare le sue carte in favore della nostra città. La partita è cominciata e durerà poco più di tre mesi. Se si riuscirà a vincerla, si aprirà allora la partita ancor più impegnativa, monumentale e affascinante: costruire in modo impeccabile la prima edizione delle Olimpadi scacchistiche in Italia.

Michele Cordara


Olimpiadi a Torino

Novembre 2002 N.81


Seul 19 giugno 1999: Torino si aggiudica le Olimpiadi invernali del 2006!
E’ allora che ci venne l’idea di approfittare dell’occasione per proporre Torino quale sede delle Olimpiadi degli scacchi. Si tratterà di un evento mondiale (solo 31 città prima di Torino le hanno ospitate), con una imponente partecipazione agonistica (saranno circa 1500 giocatori da 150 nazioni), e una ricaduta eccezionale per tutti (tantissimi gli scacchisti della città che potranno lavorare per la realizzazione).

Se la metà dei costi di organizzazione sono dovuti all’ospitalità (15 giorni per 2000 persone), la possibilità di avvalersi di un villaggio olimpico appena collaudato dovrebbe abbattere notevolmente quei costi. Da questa semplice considerazione, dibattuta già con il presidente Fsi Zichichi nel luglio del 1999, è nato il progetto più affascinante che mai la Sst abbia messo in piedi.

Decisivi sono stati i primi sei mesi di quest’anno, quando si sono dovuti ottenere il benestare delle tre Amministrazioni locali, il relativo stanziamento per il Comitato Promotore, l’approvazione di massima di alcuni possibili sponsor. Raggiunti questi traguardi a tempi di record si sono dovuti preparare il logo, il dossier di candidatura, la strategia per la presentazione a Bled.

Soprattutto di quest’ultima possiamo essere veramente soddisfatti: in pochi giorni è servita a illustrare ai delegati delle federazioni di tutto il mondo l’ospitalità e lo stile italiano. Torino ha organizzato una cena nel più antico albergo di Bled. Vini piemontesi hanno affiancato un ottimo menù internazionale. I delegati sono stati accolti direttamente dall’Ambasciata italiana in Slovenia che abbiamo coinvolto per l’occasione. La stessa delegata dell’Ambasciatore, Adriana Apollonio, ha aperto i discorsi di presentazione prima della cena, a cui han fatto seguito l’intervento di Roberto Rivello per il Comitato Promotore e di Paolo Bellino per il Comune di Torino, che ha anche presentato un video sulla nostra città. Poi sono intervenuti Alvise Zichichi per la Fsi e il vicepresidente della Fide Georgios Makropoulos che ha testimoniato della serietà della nostra proposta (faceva parte della delegazione venuta in maggio a Torino). Oltre a questo bisogna considerare lo splendido lavoro di convincimento che per tutti i dieci giorni hanno svolto Nicola Palladino e Alvise Zichichi, gli unici due italiani ad avere un certo “appeal” con i delegati di tutto il mondo. Ognuno con il proprio personale stile: tenace e aggressivo Nicola, pacioso e leggero Alvise ma entrambi infallibili nello smontare le obiezioni, esaltare le qualità, chiarire eventuali perplessità.

Alla fine questo lavoro ha pagato e la nostra rivale più accreditata, l’India, per non rischiare di perdere contro una federazione non di primissimo piano, ha scelto di ritirarsi “...permettendo così alla Fide di assegnare per la prima volta nella sua storia le Olimpiadi degli scacchi alla stessa città e nello stesso anno di quelle del CIO”.

Bled 10 novembre 2002: Torino si aggiudica le Olimpiadi degli scacchi 2006!

Michele Cordara


Torino 2006 è vicina

Maggio 2003 N.84


Come molti sanno fra circa tre anni l’Italia e segnatamente Torino sarà invasa per quindici giorni da circa 1500 giocatori di scacchi provenienti da 150 federazioni. Un’occasione che non si deve perdere per tentare di dare ossigeno ad un movimento scacchistico asfittico, avviluppato su se stesso, incapace di produrre giocatori di livello mondiale.

Si tratterà di una vetrina importantissima, forse decisiva, per gli scacchi in Italia. Una vetrina che inesorabilmente metterà in luce tutte le ombre e che potrebbe servire da volano per migliorare una situazione che è, ad essere ottimisti, comatosa: tra gli uomini non riusciamo a portare un giocatore a sfiorare i 2600 di Elo Fide e, soprattutto mentre all’estero l’età dei G.M. continua a diminuire vertiginosamente da noi non si riesce a crearne uno che abbia meno di trent’anni.

Paradossalmente va un po’ meglio fra le donne: con altre due in squadra a livello di Elena Sedina si potrebbe lottare per una medaglia e così rimanere sulle pagine dei giornali italiani tutti i giorni per quindici giorni.

Questo è solo uno dei tanti aspetti, sui quali, ospitando le Olimpiadi, bisognerebbe cominciare velocemente a fare una proficua riflessione. Ma bisognerebbe rifletterci sopra conoscendo a fondo i problemi degli scacchi in Italia e la manifestazione olimpica.


Paolo Fresco al timone olimpico

Luglio-Settembre 2003 N.85-86


Dopo il clamore e gli articoli che giornali di tutto il mondo, specializzati e non, hanno fatto sull’assegnazione al Comitato Promotore di Torino delle 37.e Olimpiadi di Scacchi, quelle del 2006, avvenuta a Bled in Slovenia, sono cominciati i più silenziosi movimenti di assestamento e di preparazione.

In particolare tre sono le criticità da risolvere entro il 2003: formalizzare il nuovo Comitato Organizzatore, definire l’utilizzo dei villaggi olimpici per l’ospitalità, cominciare a dare le garanzie bancarie alla Fide con una fidejussione che dovrà raggiungere a dicembre 2005 il milione di dollari.

E allora, come è facile immaginare, in questo periodo ci sono stati una serie di incontri di preparazione che hanno portato a discreti risultati. L’incontro a Losanna con i dirigenti della Fide ha portato alla stesura di una prima bozza di accordi che verrà presumibilmente perfezionata al Congresso Fide di fine ottobre a Halkidiki, in Grecia.

Poi abbiamo chiesto agli Assessori competenti di Regione, Provincia e Comune di finanziare il costituendo Comitato Organizzatore in questi tre anni precedenti l’evento e di concedere le garanzie realizzative alla Fide.

Ma la notizia più importante e intrigante, destinata sicuramente a dare una svolta decisiva alla riuscita della manifestazione, e forse anche alla popolarità e diffusione degli scacchi in Italia, è la discesa in campo del top-manager Paolo Fresco quale presidente del costituendo Comitato Organizzatore.

Ne avevamo parlato a febbraio in un simpatico pranzo alla bouvette del Lingotto: aveva manifestato il proprio interesse e ci aveva assicurato che una volta finiti gli impegni manageriali avrebbe dato una risposta. Ora questa risposta è arrivata: Paolo Fresco ha vagliato tutti i passi fatti, esaminato la situazione alla quale eravamo arrivati. Quindi ha sentito sia il Presidente Enzo Ghigo che il Sindaco Sergio Chiamparino che gli hanno favorevolmente manifestato il loro sostegno. Anche il Toroc è già stato coinvolto e probabilmente parteciperà anche al Comitato con un proprio rappresentante di alto profilo.

Insomma crediamo proprio che la situazione organizzativa si stia assestando. Certo molti sono ancora i problemi ma l’orizzonte, ora, è molto più chiaro e sullo sfondo si intravvedono le prime pietre per la realizzazione del più faticoso e affascinante avvenimento scacchistico mondiale.

Le cifre delle ultime Olimpiadi di Bled sono, per noi scacchisti, impressionanti:
150 federazioni con una squadra maschile
100 federazioni con una squadra femminile
1.700 fra giocatori, accompagnatori e arbitri
15 giorni di gioco
16.500.000 contatti Internet
90.000.000 di hit
440 giornalisti da tutto il mondo
2 dirette giornaliere su Internet
60 mila pernottamenti turistici.
E nel 2006 a Torino saranno persino migliori, in particolare nei contatti Internet che stimiamo possano essere da 3 a 5 volte quelli di Bled nel periodo della manifestazione (in verità il sito Internet dovrebbe già partire entro la primavera del 2004 e quindi avere anche milioni di contatti nei due anni precedenti l’evento).

Occorrono quindi una lunga preparazione e una organizzazione competente. Non si creda che per quantificare l’impegno sia sufficiente prendere i problemi di un buon Festival Internazionale e moltiplicarli per cento. Sono decine i risvolti “nuovi” su cui bisognerà lavorare seriamente con notevoli costi e importanti competenze.

Facciamo due esempi: l’accoglienza, che comporterà l’arrivo da tutto il mondo nei vari aereoporti coinvolti, il giorno precedente alla manifestazione, della “famiglia scacchistica” quantificata in circa 1700 persone che dovranno essere accompagnati negli alloggi, dove passeranno in primo piano la sicurezza, la differenza di cibi, di vita, di religione; l’allestimento e la gestione della sala con scacchiere e orologi elettronici per tutti e 450 gli incontri che ogni giorno si giocheranno e che in tempo reale verranno inviati su Internet e su postazioni specifiche in giro per Torino.

Due esempi, ma se ne potrebbero fare decine di altri: ci saranno la promozione nel mondo dell’evento, il ritorno pubblicitario per gli sponsor e la città, le cerimonie di apertura e chiusura, gli eventi collaterali scacchistici e culturali che si vorranno preparare.

E’ stato calcolato anche il preventivo minimo di spesa per la riuscita della manifestazione: si sfiorano comunque già i cinque milioni di Euro. L’intervento congiunto di Regione, Provincia e Comune coprirà solo in parte questa spesa, la differenza dovrà essere recuperata coinvolgendo importanti sponsor privati. E anche da questo si può forse immaginare cosa ci aspetta nei prossimi tre anni.

Michele Cordara


Chiamparino racconta

Luglio-Settembre 2003 N.85-86


Siamo appena agli inizi, ma le Olimpiadi scacchistiche torinesi sono già citate, sia pure alla svelta, anche in un libro uscito nei mesi scorsi. E’ “La città che parla” di Sergio Chiamparino, pubblicato da Mondadori. E’ il racconto dei mille incontri che il sindaco di Torino, nei primi due anni del suo mandato, ha avuto con i cittadini. Fra gli altri, Chiamparino rievoca anche quelli con la Società Scacchistica, in quei lunghi mesi del 2002 nei quali è maturato e ha preso corpo il progetto olimpico, fino al traguardo dell’aggiudicazione, in novembre a Bled. Riportiamo qui il racconto che il sindaco fa nel libro, al capitoletto “Un’Olimpiade anche per gli scacchi”.

“Un gruppo di appassionati torinesi da qualche tempo accarezza l’idea di portare a Torino le Olimpiadi degli scacchi del 2006. Per loro è soltanto un sogno, una sfida che deve ancora prendere forma. Tanto è vero che per sottopormi il progetto, sono passati attraverso il canale dell’URC (Uffico Relazioni con i Cittadini), quello dei comuni cittadini, senza scorciatoie o particolari presentazioni.

Il loro ragionamento è semplice. Nel 2006 Torino sarà appena uscita dai Giochi Olimpici Invernali e potrà riutilizzare le strutture ricettive e quelle sportive, appositamente riconvertite per le attività congressuali, il centro stampa, un sistema di trasporti totalmente rinnovato. Per non parlare dell’eco internazionale che l’evento olimpico avrà dato alla città. Il dossier è ormai pronto, ma ai rappresentanti della Società Scacchistica Torinese manca soprattutto il conforto degli enti locali per inoltrare la candidatura alla Federazione internazionale.

Mi informo meglio sulle possibili ricadute dell’evento. Si tratta di accogliere circa duemila persone tra giocatori e accompagnatori, sono previsti centosessanta Paesi partecipanti, la decisione deve scaturire dal Congresso Fide – la Federazione internazionale – tenutosi a novembre a Bled (Slovenia) in concomitanza con la trentacinquesima edizione delle Olimpiadi degli scacchi. Mi sembra un’occasione da non sprecare e che può rappresentare un altro tassello verso la definitiva internazionalizzazione della nostra città.

Si è subito messa in moto la macchina della collaborazione fra le istituzioni torinesi, che ha dato i suoi frutti e non soltanto nel settore sportivo. In maggio sono venuti in visita a Torino i vertici della Fide e il 10 novembre 2002 la nostra città ha vinto la sfida con Hyderabad (India) e Tallinn (Estonia) per ospitare la trentasettesima edizione delle Olimpiadi degli scacchi, quella del 2006. Per la prima volta si svolgeranno in Italia”.


Olimpiadi: si giocherà in maggio

Novembre 2003 N.87


La Fide ratifica l’anticipo
Grandi manovre per le Olimpiadi degli scacchi del 2006 alla ripresa dell’attività dopo la forzata interruzione estiva.

Ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere prima della costituzione del Comitato Organizzatore ma il principale, da cui dipendeva la previsione di bilancio, è stato sciolto: lo spostamento della data delle Olimpiadi. Infatti nel Congresso mondiale di Hajdikiki in Grecia la Fide ha accettato la richiesta di variazione delle date, quindi le 37.e Olimpiadi degli scacchi si giocheranno dal 20 maggio al 4 giugno 2006. Uno spostamento decisivo che permetterà notevoli risparmi alla voce ospitalità poiché le squadre saranno alloggiate nel costruendo villaggio olimpico MOI, sull’area degli ex mercati generali. Una data crediamo ottima sotto tutti i punti di vista, organizzativo, climatico, mediatico, turistico. Una soluzione che da sempre era quella auspicata, anzi a ben pensarci era il ragionamento che aveva permesso al progetto di essere ben accolto dagli Enti pubblici con conseguente decisivo sostegno sia nella gara di assegnazione di Bled sia successivamente nell’evolversi delle situazioni.

L’altro nodo, la formazione del Comitato organizzatore, sembra anch’esso in fase di soluzione. Un incontro fra il Sindaco di Torino, l’Assessore allo sport del Comune, il prossimo presidente del Comitato Paolo Fresco e il presidente della Scacchistica ha chiarito i rispettivi impegni di partecipazione e di sostegno. Sarà costituita fra il Comune di Torino, assegnatario delle Olimpiadi del 2006, e la Società Scacchistica Torinese una Fondazione denominata “Comitato per l’organizzazione delle Olimpiadi degli scacchi 2006” (questa è la costituzione minima necessaria poichè l’assegnazione della Fide è a Torino, ma molto probabilmente all’atto costitutivo parteciperanno anche Regione Piemonte e Provincia di Torino). Questa Fondazione, che richiederà poi il riconoscimento giuridico alla Regione Piemonte, sarà gestita dal seguente Consiglio d’Amministrazione:
- il Presidente;
- due Vice Presidenti, dei quali uno con funzioni e qualifica di Vice Presidente Vicario;
- il Direttore Generale, nominato dal Consiglio di Amministrazione;
- il Presidente della Scacchistica Torinese;
- una personalità di spicco del mondo sportivo torinese;
- un autorevole esponente del mondo scacchistico piemontese.
Sono inoltre riservati, già in atto costitutivo o per successiva cooptazione, i seguenti posti nel C.d.A. a disposizione degli Enti e nella fattispecie:
- il Presidente della Regione Piemonte o suo delegato permanente;
- il Presidente della Provincia di Torino o suo delegato permanente;
- il Sindaco della Città di Torino o suo delegato permanente;
- il Presidente della Federazione Scacchistica Italiana o suo delegato permanente;
- il Presidente del Comitato Regionale Scacchi o suo delegato permanente.
Oltre a Paolo Fresco è certa la partecipazione nel Consiglio di Amministrazione di Evelina Christillin vice presidente del Toroc, di Carlo Caracciolo presidente del gruppo editoriale Repubblica/ Espresso, di Mario Fabbri amministratore delegato della Directa Sim. Un buon mix fra capacità scacchistiche e manageriali (che potrà ampliarsi nel tempo con ulteriori cooptazioni) che conforta ancora una volta per la migliore riuscita di questa eccezionale manifestazione.

Torino sarà così la 33.a città in tutto il mondo organizzatrice dell’evento dopo: Londra, L’Aja, Amburgo, Praga, Folkestone, Varsavia, Stoccolma, Buenos Aires(2), Dubrovnik, Helsinki, Amsterdam, Mosca(2), Monaco di Baviera, Lipsia, Varna, Tel Aviv, L’Avana, Lugano, Siegen, Skopje, Nizza, Haifa, Malta, Lucerna, Salonicco(2), Dubai, Novi Sad, Manila, Yerevan, Elista, Istanbul, Bled, Maiorca.

Riguardo la prossima tempistica prevediamo di costituire la Fondazione intorno alla metà di gennaio, a seguire ovviamente la prima seduta del Consiglio d’Amministrazione per le necessità amministrative e l’assegnazione dei ruoli. Poi andranno individuati i responsabili di alcuni settori che dovranno già essere operativi entro pochi mesi e in particolare essere pronti per la presentazione delle Olimpiadi di Torino che sarà fatta durante quelle di Maiorca del prossimo autunno. In particolare i responsabili del sito Internet, dell’ufficio stampa, del merchandising, della segreteria e dei contratti con gli sponsor.

Successivamente si potrà passare a individuare i responsabili per i settori che dovranno entrare a pieno regime nella seconda metà del 2005 e sono quelli relativi all’accoglienza, alla promozione dell'evento, agli interpreti, alle cerimonie di apertura e di chiusura, agli eventi collaterali culturali e scacchistici, al settore arbitrale, all’antidoping e al presidio sanitario, alla sicurezza.

Insomma, sembra proprio che si stia alzando il sipario.

di Michele Cordara


A spasso con Garry

Maggio 2004 N.90


L'avvenimento dell'anno, per gli scacchi torinesi, è stato l'arrivo di Garry Kasparov. Solo ventiquattr'ore di pemanenza, una visita-lampo che però sarà difficile da dimenticare. Per il leader della classifica mondiale si è trattato della seconda visita in assoluto in Italia, la prima a Torino. L'occasione è stata la presentazione del nuovo volume della serie "I miei grandi predecessori", che sta a poco a poco scrivendo. La cronaca della giornata nelle pagine successive. Ma cominciamo le impressioni raccolte da Alan Nixon, che l'ha accompagnato passo per passo dall'arrivo alla partenza. Ne esce un ritrattino insolito del grande Garry.

Di offerte che non si possono rifiutare ce ne sono parecchie, ma per uno scacchista da ultime scacchiere è difficile pensarne una più elettrizzante della richiesta di andare a prelevare Garry Kasparov alla Malpensa. E per lo più in berlina di lusso e con l'autista!

Man mano che si avvicinava il giorno fatidico fioccavano le raccomandazioni provenienti dal suo agente americano (o da sua madre?): non parlare mai di Karpov, assicurarsi che ci sia sempre dell' acqua bollita in camera (e più tardi, caso mai, acqua bollita anche al ristorante), il tè sempre a disposizione, all'aeroporto provvedersi di un cartello con su scritto grosso KASPAROV e, precauzione massima, andare sul sicuro parlando solo di lui.

In macchina sulla strada per Malpensa arrivava per cellulare un'ennesima richiesta. Bisognava procurarsi un bel po' di carte telefoniche internazionali (possibile che i potenti mezzi della Scacchistica Torinese non fossero in grado di provvedere a qualche telefonata gratis per l'illustre ospite?).

Il volo era già arrivato e il bravo Mauro Lucco, l'autista, si metteva in posa all'uscita internazionale con il cartello esposto bene in vista, mentre io affannosamente mi adoperavo per trovare le carte telefoniche. Mezz'ora dopo compariva il Nostro, spingendo un carrello con valigia e conversando vivacemente con un'anziana signora, sua compagna di viaggio. Più tardi gli chiesi come ci si sentiva ad essere riconosciuto e a dover chiacchierare con le signore anziane che può capitare di trovarsi accanto in un viaggio aereo. "E' come il tempo - rispose - a volte è bello, a volte è brutto.

Appurato che non ero italiano, ma inglese, mi chiedeva di dove. Saputo che sono nato a Newcastle, cominciava a disquisire sulla Premiership e sul fatto che benché il Newcastle United fosse capace a volte anche di un gioco piacevole era anche vero che Shirer oramai era alla frutta e che, per esempio, Bramble in difesa era un vero disastro. E il Chelsea, lo seguiva? "Perché dovrei seguire le imprese di un criminale russo?". Chi vincerà i Campionati europei di calcio? La mia convinzione su una vittoria inglese veniva abbattuta daun pronostico secco: "No, vincerà la Spagna, battendo la Francia in finale". E l'Italia? No, non vedeva alcuna possibilità per l'Italia. Questa fase della nostra conversazione si concludeva con una scommessa. Cento euro che l'Inghilterra sarebbe arrivata più in là della Spagna. Scommessa nulla nel caso in cui entrambe le squadre fossero state eliminate allo stesso turno. Non ancora soddisfatto Garry suggeriva a questo punto che, forse, tutto sommato sarebbe stato più comodo, burocraticamente parlando (spese di trasferimento valuta, ecc.) se io quel biglietto da cento euro glielo avessi elargito subito: proposta che naturalmente rifiutai sdegnato.

Chiusa la parentesi calcistica, siamo di buon grado entrati nel terreno degli scacchi. Due gli aspetti che a Kasparov premono sopra tutti: la ricerca di nuovi sponsor per le manifestazioni scacchistiche e la diffusione degli scacchi nelle scuole. Ha ricapitolato i molti tentativi compiuti lungo gli anni Novanta per portare nuove risorse finanziarie, tutti frustrati secondo lui dai bastoni messi ogni volta fra le ruote dalla Fide, sulla quale la sua opinione è pessima. E' pure convinto che la Fide stia per tirar fuori dal cilindro il campionato del mondo in qualche forma che lo obbligherà a perdere la prima della Scala dove intende portare sua madre all'inizio di novembre. Alla mia osservazione sul fatto che i giochi giapponesi di scacchiera, come ad esempio il Go, continuano ad attirare gli stessi sponsor da decenni, si mostrò competente anche su quel genere di giochi. Da ragazzo, spiegò, aveva imparato a giocare abbastanza bene lo Shoghi, un'altra variante orientale che raccoglie una decina di milioni di praticanti. Ma sua madre gli aveva sconsigliato di insistere perchè si trattava, aveva sentenziato, soltanto di "una perdita di tempo".

Improvvisamente domandò quanto distava Nottingham da Newcastle e se esisteva ancora la Foresta di Sherwood. Sparavo 200 chilometri e sì, esisteva ancora la Foresta, ma ridimensionata rispetto al passato. "E il castello di Nottingham?". Sì, ma non più quello del Medievo. Anzi, se proprio voleva saperla tutta, la storia di Robin Hood, Little John e compagni non era nè più nè meno che una leggenda: nella figura immaginaria di Robin Hood erano state via via riunite e trasfigurate le vicende di svariati briganti dell'epoca. Una verità storica che Garry non volle assolutamente accettare. "Ci credo io in Robin Hood, quindi…". Concluse dichiarando che al suo prossimo viaggio in Inghilterra (sarà in luglio a Londra, dove presenterà il suo libro al London Chess Centre) contava di riuscire a programmare una scappata a Nottingham, nei luoghi che ha sempre sognato di visitare. Mi resi conto di aver commesso una terribile gaffe: avevo infranto l'idolo della sua infanzia. Così quella sera, accompagnandolo a piedi lungo le terrazze del Lingotto, gli consegnai un paio di pagine che avevo scaricato dal sito della BBC sulla Foresta di Sherwood. Si piantò là dove ci trovavamo, a leggere con avidità infantile le preziose notizie sull'argomento.

Interessante, ma non nuova, questa sua noncuranza per le verità storiche. Per esempio il primo volume del suo "Grandi predecessori" fu criticato per tutti gli errori fattuali che vi erano contenuti. A questo proposito mi disse: "A me non importa proprio niente di com'è stato trovato morto o cosa stesse mangiando Alekhine nel suo albergo a Lisbona". In un altro momento, alla domanda se sapesse dove si trovava Fischer in questo periodo: "Non ho idea e non me ne importa niente", rispose.

E' convinto che Karpov avrebbe battuto Fischer nel '75, se il match mondiale si fosse disputato, e mi ha detto che ha parlato ultimamente con lo stesso Karpov per combinare un incontro in settembre in modo da discutere quello che intende scrivere nel quarto volume dei "Grandi predecessori" a proposito dei matches fra loro due. Ha ancora grande entusiasmo per gli scacchi: tutti i giorni studia con il suo secondo e crede che Kramnik lo stia evitando per non concedergli un match di rivincita, a quattro anni di distanza dalla loro sfida.

Ritiene che la Fide sia completamente corrotta e che in fondo non ha un autentico interesse a riunire il titolo mondiale. L'idea di Kasparov è di fare un torneo tipo quello del 1948 che laureò Botvinnik: otto giocatori in un girone all'italiana. Pensa ai quattro semifinalisti del prossimo torneo di Tripoli, più lui, Anand, Ponomariov e il vincitore del match fra Kramnik e Leko. Ma crede anche che le possibilità concrete di una tale soluzione siano pressoché nulle.

Arrivati in albergo (l'allucinante Meridien Art'è...) abbiamo mangiato un boccone al ristorante, non più consigliabile dell'albergo. Minestrone e branzino per entrambi. Mangia il minestrone in un modo originale: prima il brodo e poi i vegetali. Arrivato il branzino, mi ha avvertito di stare attento alle spine. Prima di cominciare ha chiesto l'olio, versandone un po' su un piattino e inzuppandoci dentro il pane. Come si fa in Spagna, mi ha spiegato.

Si infervora contro i terroristi, contro Arafat ecc. ecc., argomenti che abbiamo deciso di non approfondire. Ce l'ha con Putin ma anche questo risaputo. Non mi ha confermato le voci che lo vorrebbero candidato per la presidenza della Russia alle elezioni del 2008.

Si vedrà. Adesso l'importante, almeno per il mondo degli scacchi, è che torni a Torino nel 2006, alla guida della fortissima squadra del suo Paese.

Alan Nixon


Tutti per uno

Maggio 2004 N.90


L'appuntamento imperdibile era alle 10.30 di venerdì 14 maggio. La sala convegni di Atrium, l'astronave olimpica allestita in piazza Solferino, traboccava di pubblico, di fotografi, di telecamere grandi e piccole.

Tutti in attesa di Garry Kasparov, accompagnato da una quantità industriale di copie del suo libro da mettere in mostra e in vendita. Accompagnato anche, per la verità, da insigni ospiti. C'era il sindaco Chiamparino, che ancora una volta ha lodato l'intraprendenza organizzativa degli scacchisti torinesi. C'erano Paolo Fresco e Sandro Casazza, "in pectore" rispettivamente presidente e vice-presidente del Comitato che condurrà in porto le Olimpiadi scacchistiche del 2006.

Una bella atmosfera, festante e calorosa, che fa bene sperare per la grande avventura già cominciata. Kasparov ha sfoggiato un ottimo inglese e un coraggioso abbinamento fra giacca e cravatta. Non si è esibito in nessuna bizza, come qualche pessimista temeva. E' stato anzi pazientemente disponibile: ha risposto a tutte le domande, si è prestato alle rituali intervistine televisive, ha scrupolosamente autografato tutto quello che gli mettevano sotto il naso: i suoi libri, naturalmente, ma anche fotografie, bigliettini, scacchiere.
Sembra riservato, esibisce un sorriso quasi timido e un precoce innevamento dei capelli. Ma è terribilmente professionale: dà l'idea che, qualsiasi imprevisto possa materializzarglisi davanti, lo saprebbe padroneggiare con la medesima precisione con la quale, sulla scacchiera, riesce a replicare alle più sorprendenti mosse dell'avversario.

Deve avere anche un'eccellente opinione di se stesso: di fronte alle più sperticate dichiarazioni di stima, che provenissero dall'uno o dall'altro dei presenti, annuiva lievemente con la testa, come dire: è esattamente quello che penso anch'io. In pochi minuti, è stato così promosso da più grande scacchista vivente a più grande scacchista di tutti i tempi.

Ha avuto, come si conviene a un visitatore educato, parole di apprezzamento per l'Italia e per Torino. Tuttavia bisognerebbe, ha detto, che voi promuoveste di più gli scacchi: "Sarebbero un grande gioco per un grande Paese". Forse lo dice in tutti i posti dove lo invitano, ma va bene lo stesso. In fondo, possiamo dire annuendo lievemente con la testa, è esattamente quello che pensiamo anche noi.