37e Olimpiadi degli Scacchi | Torino 2006

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RASSEGNA STAMPA

IL CORRIERE DELLA SERA


Il Re degli scacchi: "italiani, giocate di più"

Sabato 15 Maggio 2004

5 milioni di italiani che giocano a scacchi almeno una volta al mese secondo una indagine svolta dalla Doxa nel 2000.
20.000 I Tesserati della Federazione scacchistica italiana. La cifra è comprensiva dei ragazzi e degli adulti, di chi pratica lo sport a livello amatoriale e chi lo pratica a livello agonistico.
350 I Circoli cittadini dedicati agli scacchi in Italia. Rappresentano il primo punto di riferimento per chi si vuole appassionare al gioco. Il passo successivo: iscriversi alla Federazione.
6 -7 mila i tesserati federali agonisti. Di questi le donne sono un migliaio. Per loro è obbligatoria la visita medica. Durante le gare possono dover fare i test antidoping.
Kasparov a Torino per lanciare le Olimpiadi 2006. "E' un'attività che sviluppa il senso di responsabilità".

DAL NOSTRO INVIATO
TORINO - Nel 2006 si svolgeranno a Torino, e per la prima volta in Italia, le Olimpiadi degli Scacchi.
Garry Kasparov, nato 41 anni fa a Baku (la capitale dell'Azerbaigian, nell'ex Urss), considerato il più grande giocatore di tutti i tempi, è stato ospite del capoluogo piemontese due giorni. Ha fatto da padrino all'annuncio, inoltre ha presentato il secondo volume della sua opera "I miei grandi predecessori". Un lavoro che si svilupperà almeno in cinque volumi ma il Grande Maestro con il suo inglese perfetto confida, a chi gli rivolge domande in proposito, gli argomenti che desidera inserire nel settimo e nell'ottavo tomo. Chissà. Per ora salutiamo. La traduzione, a cura di Roberto Allievi, della seconda parte di un'opera in cui per la prima volta un campione del mondo analizza gli assi che l'hanno preceduto (l'edizione italiana è pubblicata da Ediscere di Verona; informazioni al 347.0408707).
È un privilegio conoscere una persona come Kasparov. Incontrarlo a cena fa bene allo spirito: ama gustare un bicchiere di vino, parlare di politica (non è tra coloro che adorano Putin), si perde volentieri nei ricordi, evita con abilità quelle domande che vorrebbero fargli confessare un futuro impegno elettorale in Russia. Esprime voce alta un desiderio: venire a Milano il prossimo 7 dicembre, alla prima della Scala, con sua madre che è un'intenditrice di lirica. Non è insomma l'uomo che vediamo fotografato dinanzi alla scacchiera quando deve dimenticare ogni cosa; in privato non si atteggia, offre sempre una battuta ai suoi interlocutori, ha capito da vero genio che le formalità esistenziali sono l'unica corazza dei mediocri.
Ma è soprattutto il suo impegno per diffondere gli scacchi che contagia. Per usare le sue parole, diremo che per Kasparov questo gioco è importante anche in senso scientifico". Lo considera "uno strumento educativo eccezionale", ha un "basso costo ed è semplice". Di più: "Insegna la logica, rende abile la fantasia, sviluppa le capacità di calcolo e anche il senso di responsabilità".
A questo punto è naturale chiedersi il perché. Ma Kasparov risponde anticipando ogni possibile quesito: "Quando si gioca a scacchi si devono affrontare le conseguenze dei propri atti".
Va da sé che il Grande Maestro li consiglia nelle scuole, anzi lui stesso si è impegnato per diffonderli come strumento educativo.
Senza contare, aggiunge, che gli scacchi sono anche "una grande porta verso il computer. Internet, del resto, è uno strumento ideale per questo gioco".
Insomma, sostiene il contrario di quanto scriveva, sulla scia di Savonarola, don Lorenzo Milani in una lettera del 23 giugno 1961: "E non si gioca a scacchi mai. Perché non c'è gioco più profondamente immorale, laddoveché richiede concentrazione intellettuale, mentre un gioco anche a volerlo concedere (e non lo concederei neanche così) deve almeno essere distensivo" (indirizzata a V. Lampronti).
Kasparov non nasconde che in Italia "occorre invertire la tendenza", ovvero che con l'aiuto delle future Olimpiadi torinesi si dovrebbe incentivare, cominciando dalle scuole, questo gioco.
I numeri, del resto, da noi sono piccoli: i tesserati agonisti sono 6 mila, gli amatori (che hanno una tessera federale) 11 mila. Non è il caso di confrontare queste cifre con quelle europee, va comunque ricordato che una ricerca Doxa del 2000 rivelava che ci sono 5 milioni di italiani che disputano almeno una partita al mese. Non solo: il sito "Italia scacchistica" ha mille contatti al giorno, di cui più della metà non sono tesserati.
Il fascino degli scacchi va al di là di questo aspetto formativo. Per singolare disposizione della sorte, tale gioco rispecchia l'intelligenza dell'uomo di ogni epoca. E, in tal caso, parlando di intelligenza si devono comprendere anche le astuzie, le malinconie, le scelte, l'energia che nasce dalle vittorie, i silenzi che guariscono le nostre sconfitte.
Marcel Duchamp, il pittore che seppe scendere negli abissi del nichilismo estetico, fu un grande giocatore di scacchi, tanto che partecipò a un paio di Olimpiadi rappresentando la Francia negli anni Venti. Ci ha lasciato una definizione di questo gioco, anzi una frase da meditare con calma: "Gli scacchi sono uno sport, Uno sport violento", Kasparov pare l'abbia corretta così: "Sono lo sport più violento che ci sia". Quest'ultimo può essere stato un arrangiamento di quanto ha detto veramente: "Gli scacchi sono una tortura mentale".
Fermiamo questa immagine. Se è vera la definizione, allora dobbiamo precisare che è una tortura buona, capace di sbugiardare le cattive. Quelle che il mondo non riesce a smettere di praticare.

La gara.
L'EVENTO
Per la prima volta nel 2006 si disputeranno in Italia, a Torino, le Olimpiadi degli scacchi: sarà la 37ma edizione
IN GARA
Sono attesi oltre duemila scacchisti. L'evento durerà due settimane, dal 20 maggio al 4 giugno

Armando Torno

La Federazione
"Non interessiamo gli sponsor Così siamo il fanalino di coda"
MILANO - Qui da noi l'unica rivista di settore, L'Italia scacchistica (fondata nel 1911), viene venduta per abbonamento. In Spagna le testate specializzate sono cinque e si trovano in edicola. Qui da noi i tesserati federali sono ventimila. In Francia 50 mila. In Russia otto milioni.
E che dire del fatto che il numero 2 al mondo nel gioco degli scacchi è l'occhialuto trentacinquenne Viswanathan Anand, indiano? O che 'attuale campionessa mondiale femminile è Zhu Chen, 27 anni, cinese?
"Siamo indietro. Eppure nel Rinascimento eravamo i Maestri per eccellenza", commenta Adolivio Capece, portavoce della Federazione scacchistica italiana, disciplina sportiva associata del Coni.
Scacco snobbato, dunque. Anche se è scientificamente provato che lo scacchista ha un quoziente intellettivo superiore alla media. Anche se 9 scacchisti su 10 riescono a entrare nel Mensa, l'associazione mondiale dei cervelloni. Anche se qualche Sim, società di gestione del risparmio, al momento dell'assunzione considera preferenziale il fatto che il candidato sappia giocare a scacchi.
"Il nostro sport non è interessante per gli sponsor, non abbiamo dietro un'industria dell'abbigliamento o dell'accessorio", taglia corto Capece.
Altrimenti non si spiega perché in Italia i giocatori che riescono a vivere soltanto di scacchi siano una dozzina, mentre in Paesi come Germania, Russia, Usa, Repubblica Ceca, India, il professionismo scacchistico sia analogo a quello nostro del nostro calcio.
I numeri sono quelli che sono: 350 circoli cittadini in tutta Italia; 8.000 tesserati federali sotto i sedici anni (dei quali 2.500 ragazzine); sei-settemila agonisti (un migliaio le donne). Questi ultimi hanno l'obbligo della visita medica: potrebbero rischiare l'infarto, la pressione alta e arrivano a perdere quattro chili durante le sette ore di gioco di una partita. Nei campionati devono sottoporsi alle visite antidoping. Ma nessuno finora è risultato positivo ai test. Almeno questo.
"Eppure nel Rinascimento
eravamo noi i grandi campioni"

Elvira Serra

L'INTERVISTA -
GARRY KASPAROV

Per vent'anni ha spostato pedoni e Cavalli con mosse imprevedibili, le stesse con cui ora sfida lo Zar di Mosca annunciando: sarò come Schwarznegger.
DARO' SCACCO A PUTIN
Lo scorso 10 marzo, a tarda ora, subito dopo aver vinto il prestigioso torneo Linares in Spagna, Garry Kasparov ha annunciato il suo ritiro dal mondo professionistico degli scacchi. Un collega mi ha chiesto cosa significasse. Gli ho risposto che era come se Ronaldinho avesse improvvisamente voltato le spalle al calcio professionistico: un genio, il più grande giocatore del mondo che molla improvvisamente.
Il paragone mi è piaciuto abbastanza e l'ho ripetuto a Kasparov quando ci siamo incontrati a Londra due giorni più tardi. Aveva seguito la partita Chelsea-Barcellona, stupendosi per il magico gol di Ronaldinho. Ho pensato che ne sarebbe stato lusingato. Nemmeno per sogno. "Non penso che il paragone regga" ha detto. "lo sono stato al top per 20 anni".
Kasparov sa perfettamente (e lo fa capire) di aver fatto la storia degli scacchi, di essere il più grande giocatore di tutti i tempi, il più giovane campione del mondo a 22 anni, il numero uno per due decenni. Provaci, Ronaldinho!
Ma è così simpatico ed espansivo che gli perdoni quell'ego smisurato. Il suo agente mi aveva avvertito: era appena arrivato dalla Spagna ed era esausto. Se quello era Kasparov esausto, non oso immaginario al meglio delle sue energie!
La sua decisione di abbandonare la carriera dopo Linares è sembrata bizzarra: era tornato in piena forma. Allora, perché ritirarsi a 41 anni? "Ho preso una decisione ponderata molto prima del torneo" dice. "Ci vuole tempo prima di scegliere di lasciare una delle carriere più riuscite nella storia di tutti gli sport. Sono cresciuto con gli scacchi, ho formato il mio carattere grazie agli scacchi, alla scacchiera ho vinto qualsiasi cosa e sono stato riconosciuto come il migliore. Nel mondo degli scacchi, quando si è passata da poco la quarantina non si ha voglia di andare in pensione, specialmente quando si è ancora il giocatore più quotato al mondo. Ma dovevo trovare un nuovo obiettivo. Per carattere ho bisogno dell'adrenalina, della sfida".
La sfida è la politica russa. Se non fosse che Kasparov definisce improprio il termine politica russa". "In Russia la politica non esiste nel senso in cui voi la intendete" spiega. "Cercherò di aiutare la Russia a recuperare una vita politica normale". Kasparov è già una figura di spicco in un'organizzazione democratica chiamata Committee 2008: Free Choice, costituita l'anno scorso. Ora ha deciso che la libertà d'espressione in Russia è seriamente minacciata e che dovrà dedicarsi a tempo pieno a questa campagna.
Si è parlato di lui come di un possibile rivale per Vladimir Putin nel 2008. Lui non esclude di poter arrivare un giorno alla presidenza. Ma ciò che realmente lo preoccupa è che non ci saranno elezioni a cui candidarsi. "La gente mi chiede: "Garry, hai intenzione di candidarti nel 2008?" io dico: "Candidarmi per che cosa?". In Russia la tendenza è molto chiara: Putin sta abbandonando le regole democratiche. Non vuole che ci siano le elezioni. Ci sarà un parlamento designato che a sua volta nominerà il presidente. Sarà come un moto perpetuo".
Nelle sue accuse a Putin, lo stile politico di Kasparov sembra implacabilmente caustico e aggressivo, proprio come quello che usa nel gioco degli scacchi.
"Sotto Eltsin il sistema aveva molte pecche ma era una democrazia" dice. "Ora, a cinque anni dall'arrivo di Putin, non c'è una stampa indipendente, non c'è una televisione indipendente, l'elezione dei governatori regionali è stata eliminata, l'elezione del parlamento è stata modificata, il parlamento è una divisione dell'ufficio esecutivo e Putin controlla tutti i processi decisionali del paese. Lui e il suo gruppo devono lottare per mantenere il potere perché hanno molti nemici e troppi conti in sospeso".
È sarcastico quando dice che il mondo occidentale non è stato in grado comprendere la vera natura di Putin. "Putin ha capito dì essere inattaccabile dalle critiche a causa di precise realtà geopolitiche: la guerra al terrorismo, l'aumento del prezzo del petrolio. Sa che avrà sufficiente supporto da parte di Chirach, Schroder, Berlusconi, Blair, tutti stanno appoggiando un regime criminale in Russia".
La decisione di Kasparov di abbandonare la carriera riflette la sensazione che in Russia il tempo stia per scadere, ma anche la frustrazione nei confronti del caos in cui versa il mondo degli scacchi mondiali e dello stile poco ortodosso dei campioni suoi rivali. Ha perso il titolo, cedendolo al connazionale Vladimir Kramnik nel 2000, e non gli è stata data l'opportunità di riconquistarlo. Le sue vittorie a Linares e al torneo russo dello scorso novembre sono state il suo modo di dimostrare che è ancora al top.
"Non ero sicuro di vincere a Linares" dice. "Non ero ben preparato, ero stato distratto da altre attività, ma avevo una strana sensazione. Sentivo che sarei riuscito a coordinare le mie mosse e ce l'ho fatta. Ho giocato come vent'anni fa, anche se alla fine sono crollato. Dopo la partita con Mickey (Adams, numero uno in Inghilterra) ho perso interesse perché avevo già vinto il torneo. La mia mente era già altrove". L'altro desiderio che è riuscito a realizzare è stato quello di dimostrare a suo figlio di otto anni di essere un grande giocatore. "Nel 1999 quando mi facevano domande sulla mia carriera, rispondevo che avrei giocato fino a quando mio figlio fosse cresciuto, per dargli la possibilità di vedere suo padre vincere un campionato mondiale. Questa opportunità non mi è stata concessa, ma mio figlio ha potuto vedermi vincere il campionato russo a Mosca. Ha seguito la cerimonia di chiusura, ha avuto la mia medaglia e l'ha messa al collo.
Missione compiuta!".
La vita privata di Kasparov è complicata. Con la prima moglie, Masha, ha avuto una figlia di 11 anni che vive con a madre nel New Jersey. L'ex moglie è riuscita a ottenere una sentenza del tribunale che proibisce alla figlia di far visita a Kasparov a Mosca per paura che non torni più negli Stati Uniti. Quella battaglia in tribunale fu combattuta poco prima della partita con Kramnik e si pensa che abbia contribuito in modo decisivo a minare la concentrazione di Kasparov. Suo figlio è nato dal matrimonio con la seconda moglie, Yulia, da cui ora sta divorziando. Attualmente Kasparov è fidanzato con una giovane laureata in economia aziendale, Daria Tarasova.
Anche gli affari hanno attraversato un periodo difficile. Il suo sito Internet sugli scacchi è fallito quando la bolla speculativa delle "dotcom" si è sgonfiata. A un certo punto ha dovuto fare i conti anche con la minaccia di un'azione legale. Ma ora tutto si è risolto: le vendite della sua serie di libri sui campioni mondiali che l'hanno preceduto sono buone, e ora sta lavorando a un libro intitolato “Come la vita imita gli scacchi”. Sarà pubblicato all'inizio del prossimo anno e Kasparov spera di far conoscere gli scacchi oltre la loro tradizionale nicchia di mercato.
"Voglio presentarli al grande pubblico non solo come un bel gioco amato da gente permalosa" spiega. "Ma come un gioco dai valori importanti per la comprensione della natura umana".
Sta anche lavorando a un libro sulla battaglia tra l'uomo e le macchine - ha giocato molte partite memorabili contro i computer - e continuerà a scrivere articoli per il Wall Street Journal, che condivide la sua convinta visione di destra del mondo. Anche se, quando suggerisco che la sua visione della destra è arretrata, non è d'accordo.
"Nella scala politica americana, probabilmente mi troverei vicino ad Arnold Schwarzenegger" dice.
"Conservatore dal punto di vista economico, ma liberale dal punto di vista sociale, certamente a favore della libera scelta e laico. Non mi ritengo un nuovo repubblicano. Ma sono anche a favore dell'abbassamento delle tasse e della riduzione dell'ingerenza dello Stato".
"In ogni caso" prosegue "poiché la Russia non ha una politica convenzionale, termini come destra e sinistra risultano inadeguati. Ecco perché possiamo lavorare insieme a strani alleati. Dobbiamo solo trovare alcuni elementi fondamentali con cui la gente possa identificarsi. Dobbiamo demolire la nomenklatura e riportare la legge".
Kasparov è ossessionato da ciò che una volta George Bush Senior chiamò "la visione". "Oggi i visionari sono pochissimi, se ancora esistono" spiega. "Ci sono troppi manager, indispensabili certo, ma abbiamo bisogno anche di visionari. Si può percorrere una strada, ma quando arrivi a un bivio devi sapere dove stai andando. Credo che oggi la nostra civiltà si trovi a un bivio, ma stiamo ancora cercando di capire cosa fare".
Kasparov, ovviamente, ritiene di avere visioni in abbondanza, affinate alla scacchiera e presto applicabili a un gioco più duro, un gioco in cui le autorità russe cambiano le regole ogni settimana. Crede di poter progettare un nuovo corso della Russia, sostituendo l'emozione e l'egocentrismo con un'analisi logica e razionale. Ma la sua fede in sé stesso è temperata dal realismo. "Non sono pazzo a tal punto da credere di poter cambiare le cose dalla sera alla mattina" dice. "Credo però che la mia presenza potrebbe far sì che altri si uniscano a questa battaglia".
E' anche consapevole dei rischi che corre nell'attaccare Putin. "Sono sicuro che tutte le mie linee telefoniche sono controllate. In Russia è normale. Sappiamo di vivere in uno Stato incurante dei diritti costituzionali dei cittadini, ma crediamo che ci siano ancora dei limiti che non possono essere trascesi".
Inizialmente, dice, sarà oggetto di critiche. "Mi aspetto attacchi feroci dalla stampa e dalla televisione di governo. Diranno: "Cosa può saperne un giocatore di scacchi di politica?". So che il peggio deve ancora venire: per i prossimi mesi mi aspetto soprattutto cose negative".
Ammette anche il pericolo di reazioni violente contro di lui. "Questa gente non è allergica al sangue. Ma devi agire. Se riesco a convincermi che devo agire, agisco. Sto facendo la cosa giusta al momento giusto e non mi curo dei chi. Fa parte del gioco".

The Guardian

Il genio del pioniere
Il padre sognava per lui un futuro da musicista, ma il piccolo Garry amava troppo gli scacchi: a sei anni conosceva già tutte le regole. E le aveva imparate solo osservando i genitori giocare. Iscritto a 10 anni alla scuola di scacchi della Casa dei Giovani Pionieri, la sua fama oltrepassa ben presto i confini di Baku, in Azerbaijan, dove è nato nel 1963.
A 12 anni diventa il più giovane campione nella categoria giovanile dell'Unione Sovietica, a 16 campione del mondo giovanile. Nell'84 affronta la sfida interminabile per il titolo di campione del mondo contro Anatoly Karpov. Vince e detiene il titolo fino al 2000: a sconfiggerlo è Vladimir Kramnik. Prima solo un computer, Deep Blue, era riuscito ad avere la meglio su di lui.

Stephen Moss

Scacchi, una top model alle Olimpiadi

6 marzo 2005 pag. 21

Torino, la russa Kosteniuk batte Fresco e altri 20.
L'edizione si gioca sul Web

TORINO - La campionessa, che ha il fisico di una modella, la grinta di un leone e tanto sangue freddo, si muove da una scacchiera all'altra: 24 giocatori in Simultanea, c'è anche Paolo Fresco, ex presidente Fiat, che perde, ma non se la prende.
Clic, Un tocco di mouse e Alexandra Kosteniuk inaugura a Torino il portale delle Olimpiadi degli Scacchi, nel capoluogo piemontese dal 20 maggio al 4 giugno 2006.
Connettendosi all'indirizzo www.chessolimpyad.torino2006.org (realizzato dagli studenti dell'Istituto Europeo del Design) si potranno seguire oltre 400 partite in tempo reale e studiare le mosse di 1700 giocatori provenienti da 150 nazioni.
Un'olimpiade in diretta sul web.
E' successo ieri.
Il comitato olimpico presieduto dall'Avvocato Fresco - scacchista amatore che vorrebbe introdurre il gioco tra le materie scolastiche obbligatorie - ha scelto la mano della bella campionessa europea per benedire la nuova avventura.
21 anni, nata nella cittadina russa di Perm, figlia di un ufficiale dell'Armata rossa e di un'insegnante, Alexandra è una dello pochissime (in tutto 10) donne al mondo a potersi vantare della qualifica di Grande Maestro degli scacchi, lo stesso titolo di Fisher, Spassky, Kasparov e Karpov.
In più lei, capelli neri e occhi da cerbiatto, è stata sulle copertine di Vogue e Elle, è una modella molto richiesta e ha pure avuto una parte in un film ("Blagsolovile Zhenshin" di Stanislav Govorukien, da noi non si è visto).
Qualcuno ha voluto iscrivere Alexandra nel trionfante esercito delle "ova" (Kournikova, Sharapova): sportive, con il fisico da pin - up, che usano la bellezza come arma impropria.
Ma se si va sul suo sito (www.kosteniuk.com) si rischia di farsi un'idea sbagliata.
"Quando non lavoro, mi diverto a posare in versione sexy: trasparenze, pizzi, scollature", spiega Sasha (il diminutivo con cui la chiamano gli amici e il manager - marito spagnolo - ma sembra svizzero - Diego Garces).
Ieri, per la simultanea torinese, in cui ha affrontato contemporaneamente i 24 sfidanti, Sasha si è presentata in jeans e maglietta rossa.
Ha dovuto rinunciare al suo unico vezzo, scarpe a punta bianche tipo Leningrad Cowboys, perchè per fare 40 volte il giro delle scacchiere non si può avere male ai piedi.
Quando le chiedono che cosa legge, Sasha si sente obbligata a citare sempre "la difesa di Luzhin", romanzo scacchistico di Nabokov.
Ma a tavola (niente vino, niente caffè e nemmeno un cioccolatino) confessa che nel tempo libero preferisce ascoltare musica pop (russa) o andare a correre.
"Sono molto sportiva e competitiva, anche con me stessa. Se un giorno ho corso un'ora e mezza, il giorno dopo devo correre almeno un quarto ora in più e più veloce".
Dicono gli esperti che il suo stile di gioco sia aggressivo: "Sono aggressiva perchè il gioco di difesa è più difficile e io voglio solo vincere in fretta".
La mia apertura tradizionale è stata a lungo la e 4 adesso sono diventata più flessibile".
Su cosa si concentra prima di una partita? "Mi ripeto che sono la più brava. Non mi interessa la persona che ho davanti; penso solo al giocatore."
A meno che non si tratti della cinese Zhun Chen, che nel 2001 le fece perdere il titolo mondiale: «Non ha uno stile, poi puzza di balsamo di tigre».

Carlotta Niccolini