37e Olimpiadi degli Scacchi | Torino 2006

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RASSEGNA STAMPA

PANORAMA


Aspettando le Olimpiadi

23 dicembre 2004

In attesa dei campionati 2006, c'è chi inventa nuove (finte) regole

Curioso pensare che quando il gioco degli scacchi fu inventato non esisteva neanche la figura della Regina. La spiegazione risiede nell'origine araba del gioco: culla degli scacchi è stata Baghdad, e l'odierno Iraq dove tuttora la donna non è molto considerata.
Nel corso dei secoli canoni tradizionali hanno subito numerose evoluzioni.
Non pochi i tentativi di modificare le regole: dagli scacchi marsigliesi (due mosse per uno) ai progressivi, dai Circe (il pezzo catturato riappare nella casa iniziale) agli Alice, ispirati al celebre romanzo scacchistico Alice attraverso lo specchio di Lewis Carroll.
Fino alla recente Bomba, ovvero una Torre che esplode e fa scomparire tutto quanto ha attorno fino a due caselle di distanza.
In realtà tutte le moderne proposte non sono altro che imitazioni, del gioco ideato nel 1772 da Filippo Marinelli capitano del Genio dell'Esercito napoletano, che lo dedicò al principe Eugenio di Savoia.
Oggi la Federazione mondiale degli scacchi è riconosciuta anche dal Cio (Comitato internazionale olimpico) e per la prima volta, a Torino nel 2006 dopo quelle Invernali, ci saranno le Olimpiadi degli scacchi.
I partecipanti, provenienti da 150 nazioni di tutto il mondo come dei veri atleti verranno sottoposti all'esame dell'antidoping prima di gareggiare all'ultima mossa.

Adolivio Capece

La campionessa più lenta del mondo

15 giugno 2005 pag.110

Per dare scacco matto ci ha messo 13 anni. Ha giocato per posta con avversarie sparse in tutto il pianeta. Le ha sconfitte con mosse inesorabili, una cartolina dopo l'altra, vincendo il mondiale femminile. La stratega modenese racconta come gli alfieri e i cavalli le hanno perfino fatto trovare marito.

Per 13 anni, dalla sua casa di Modena, Alessandra Riegler ha giocato una partita a scacchi con il mondo. L'ha vinta senza incontrare mai le sue avversarie, senza mai incrociare i loro occhi od osservare le loro mosse sulla scacchiera. Perché Riegler, 44 anni, professoressa di chimica e fisica in un istituto tecnico, è diventata campionessa mondiale femminile di una disciplina dell'assenza: il gioco degli scacchi per posta. E, con la flemma di chi non ha fretta, ha fatto vincere all'Italia il primo titolo mondiale nella storia moderna dei re, delle regine, degli alfieri e delle torri.
Eccola la campionessa della lentezza, che vive ritirata nella provincia italiana: piccolina, viso tondo e fisico morbido, oggi è seduta davanti a una scacchiera di legno, al primo piano della sua villetta di Modena. Il marito Giancarlo Albricci, 46 anni, conosciuto cinque anni fa in una chat line di scacchisti, le dedica occhiate adoranti.
Il padre Siegfried, che le ha insegnato a giocare, assapora la propria rivincita ascoltando il racconto della figlia che da bambina non riusciva ad appassionarsi agli scacchi.
"Ho iniziato il campionato del mondo per corrispondenza nel 1992, eravamo 14 giocatrici" ricorda Alessandra che, anche quando parla, sembra programmata al rallentatore. «Giocavo una partita con ognuna delle mie 13 avversarie. Il colore veniva scelto per sorteggio. Ovviamente chi aveva il bianco eseguiva la mossa iniziale e spediva la prima cartolina all'avversaria» ricorda. Rovista nel mucchio di mille cartoline che sono la prova delle sue mosse di 13 anni. Prende quella della sua partita finale con la croata Maya Zelcic, arrivata seconda. La mostra. Sulla sinistra c'è una griglia in cui sono scritte le mosse in un linguaggio di numeri incomprensibili a noi umani non giocatori di scacchi. Sulla destra c'è il disegno di una scacchiera, quindi quattro riquadri in cui segnare la data del timbro postale della cartolina avversaria, il giorno in cui è effettivamente arrivata, quello in cui si risponde e il tempo di riflessione che passa tra mossa e contromossa.
"Il regolamento ci dava 30 giorni per ogni 10 mosse" - spiega la campionessa :del mondo. "Se riuscivo a rispondere in 20 giorni, ne risparmiavo 10 da utilizzare nel seguito della partita». Il tempo più lungo era quello dell'attesa che arrivasse la posta. «Quando giocavo con l'argentina Liliana De Locio ci voleva almeno un mese e mezzo prima che le arrivasse la cartolina e altrettanto ne passava prima che io ricevessi la sua».
Chissà perché mai non utilizzassero e-mail, invece di comportarsi come se vivessero in un mondo di 100 anni fa.
"Perché il mondo" risponde Alessandra, che ha imparato il segreto di saper aspettare, «non è soltanto la società urbana avanzata di Milano, New York o Tokyo. È fatto anche di chi non ha il collegamento con Internet e non utilizza le e-mail. Molti di questi sono giocatori di scacchi».
L'ultima partita della finale mondiale l'ha giocata proprio con l'argentina De Locio. È durata cinque anni e 66 mosse. Iniziata nel marzo 2000, è terminata nel marzo 2005. È finita patta, ma nel conteggio dei punti del campionato Riegler è arrivata a 8 e mezzo su 11. ha distanziato De Locio, ha distanziato anche Luba Kristol, un'israeliana che era stata per due volte campionessa del mondo, e ha lasciato al secondo posto Maya Zelcic, l'ultima che poteva raggiungerla e superarla per spareggio tecnico.
Tra avversarie non si sono neppure mai sentite al telefono. Però si scrivevano, negli spazi liberi delle cartoline dove non andavano segnate le mosse.
«Quando c'è stato il crollo economico in Argentina, Liliana De Locio mi raccontava che cosa stesse succedendo nel suo paese. E Luba Kristol mi scriveva di come viveva in Israele, della paura dei kamikaze».
E' tutto così diverso dal tradizionale modo di giocare agli scacchi. Riegler ha vinto per quattro volte i campionati italiani femminili a tavolino: nel 1994, '95, '96 e '98. «Ma dopo la vittoria del mio primo titolo» racconta «ho cominciato a soffrire di stress per le aspettative degli altri. Da sette anni gioco solo per corrispondenza».
Anche il filosofo francese Voltaire, nel Settecento, giocava a scacchi per posta contro Federico II di Prussia. E si capisce perché: poter cambiare idea dava a entrambi molta più sicurezza rispetto al gioco a tavolino.
«Ogni volta che tocca a me cominciare, prendo l'enciclopedia iugoslava degli scacchi.» dice la campionessa del mondo. Apre un volume: «Le prime 15 mosse del gioco sono state tutte catalogate» spiega. «Le principali varianti di apertura sono circa 500. Tra queste ne scelgo una».
Poi, quando arrivano le contro-mosse, si piazza sul letto: "Mi siedo con una scacchiera magnetica sulle ginocchia. Ricostruisco la posizione. Penso e muovo i pezzi, cosa che nel gioco a tavolino non si può fare. Analizzo le possibili varianti. Prendo appunti su foglietti di carta. mi segno la valutazione di ogni variante. Per esempio se scrivo il segno = intendo che con quella mossa né io né l'avversario andremo in vantaggio. Se scrivo un + con sotto un = vuol dire che il bianco andrà in leggero vantaggio. È come se mi annotassi tutti i pro e i contro, prima di decidere la mossa definitiva".
Il segreto dello scacco matto gliel'ha insegnato suo padre Siegfried. "Quando ero piccola, papà giocava di sera con un suo amico. Facevano lunghe partite, fino alle 3 di notte. Io li guardavo, ma ancora non riuscivo ad appassionarmi. È stato un mio amico, professore di matematica all'Università di Modena, a farmi cominciare a giocare. Avevo 29 anni".
Giocando, ha incontrato, molti anni dopo, un altro giocatore di scacchi e se l'è sposato. Il marito Giancarlo ha i capelli legati a coda di cavallo e porta pantaloncini corti. Racconta: «Alla fine del 2000 ci siamo conosciuti chattando su www.chessclub.com. Facevamo partite e ci raccontavamo le nostre vite online. Lei mi batteva sempre. Con il suo talento mi ha conquistato. Non mi aveva detto che era stata quattro volte campionessa italiana». Per fortuna erano partite veloci, una ventina di minuti ciascuna, un istante rispetto ai sei anni dei match per corrispondenza.
La campionessa sostiene che il "nobile giuoco" è una disciplina di vita, perché vi sono due categorie di uomini: quelli che si sottomettono alle circostanze e gli scacchisti, che cercano di dominarle. "Gli scacchi" dice Riegler «insegnano pazienza, controllo, a superare la paura di vincere, a non sopravvalutare o non sottovalutare mai alcun avversano».
Così ha guadagnato il titolo di grande maestro femminile. Così è diventata campionessa del mondo. L'ultima impresa simile di un italiano risale al 1575, quando Leonardo da Cutro batté il prete spagnolo Ruy Lopez de Segura e conquistò il titolo di campione d'Europa e del Nuovo Mondo.
Ma, per il futuro, Riegler vuole guardare gli avversari negli occhi. Soprattutto cerca un finale molto più rapido. Per questo giocherà simultaneamente 25 partite con 25 bambini al circolo degli scacchi di Formigine, in provincia di Modena, l'11 settembre. Durata prevista: due ore e mezzo tutto compreso.
Un sollievo.

Silvia Grilli