37e Olimpiadi degli Scacchi | Torino 2006

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RASSEGNA STAMPA

TORRE & CAVALLO SCACCO!


La sfida del secolo

N. 12 dicembre 2002 (editoriale pag. 1)

La designazione di Torino quale sede delle Olimpiadi degli Scacchi 2006 si pone per lo scacchismo italiano come una sfida storica, il cui esito, se mi perdonate l’esagerazione del titolo, potrebbe condizionare il futuro dello scacchismo italiano per alcuni lustri.
I motivi sono subito spiegati.
Come la ben riuscita kermesse di Bled ha testé dimostrato, l’Olimpiade è, tra le tante manifestazioni partorite dallo scacchismo del secolo scorso, la più grandiosa e la più magnetica, vuoi per il suo carattere cosmopolita, vuoi per il numero dei partecipanti. Non è un caso che sia anche tra le poche manifestazioni della Fide ad essere contesa tra diverse nazioni che vorrebbero accaparrarsene l’organizzazione, nonostante il costo quantificabile tra i tre e i cinque milioni di euro.
La vittoria del capoluogo piemontese su altre candidature pesanti è dunque un grande successo per gli organizzatori torinesi, ma la sfida del secolo comincia adesso e nessuno può chiamarsene fuori. La semplice prospettiva delle Olimpiadi in Italia nel 2006 è un asso che tutti gli operatori, gli organizzatori e perfino i giocatori alla ricerca di sponsor individuali o di squadra possono spendere subito, per far fiorire nuove iniziative e in tal modo contribuire a una maggiore penetrazione degli scacchi nella realtà economica e sociale del nostro Paese.
Maggiore sarà la visibilità degli scacchi prima delle Olimpiadi del 2006, maggiore sarà lo spazio concesso dai media all’evento di Torino e di conseguenza la ricaduta di cui tutti ci avvantaggeremo nel dopo.
Dato questo scenario, la prima cosa che dobbiamo evitare è che la Federazione Scacchistica Italiana venga commissariata dal Coni per mancanza di candidati alla presidenza. Per il momento tutto tace, ma il tempo stringe e se non si fa avanti qualcuno dall’interno dell’attuale dirigenza si potrebbe forse rivolgere l’invito a qualche personaggio esterno.
Ci sono molti vip che amano gli scacchi e Torino 2006 sarà una vetrina di tutto rispetto…

Roberto Messa


Bled – 35ª Olimpiade degli Scacchi

N. 12 dicembre 2002 (pag. 3)

Bled – 35ª Olimpiade degli Scacchi
Oro alla Russia di Kasparov
La Cina si riconferma nel torneo femminile
Migliora L’Italia maschile, Arretra la femminile
A Torino l’edizione 2006

Bled mi dà il suo benvenuto in un primo pomeriggio autunnale, in cui i colori della vegetazione e del piccolo lago sono resi scintillanti da un sole ormai maturo. Le prime persone che incontro sono, guarda caso, italiane: Alvise Zichichi, Nicola Palladino e Agostino Scalfi che a vario titolo ci rappresentano al Congresso della Fide, alcuni appassionati venuti dalle regioni italiane vicine (ma anche un palermitano!) e poi la quattordicenne Eleonora Ambrosi, che passa rapidamente dal “broncio” – in panchina si annoia, ovviamente – all’entusiasmo, mentre mi ragguaglia sugli avvenimenti delle prime due settimane.
Già, perché siamo al 12º turno e ormai i giochi sembrano fatti: la Russia di Kasparov domina nel torneo maschile, mentre Cina, Georgia e Russia se le danno di santa ragione in quello femminile.
Riguardo all’Italia, gli uomini tengono duro e Fernando Braga è ancora in corsa per una norma di grande maestro, mentre le donne sono nella parte bassa del tabellone, ma con due giovanissime sulle prime scacchiere alla loro prima esperienza olimpica, entrambe sicuramente con ampi margini di miglioramento, pensando alle edizioni future.
La sera, in albergo, incontro la nazionale maschile e femminile al completo, tutti sono di buon umore per i successi del giorno: la maschile, in particolare, ha sovvertito il pronostico contro la forte Estonia, grazie a un insperato scacco matto inflitto nello Zeitnot dall’ex campione italiano Fernando Braga a Jaan Ehlvest, che è stato in passato tra i primi dieci al mondo.
Contemporaneamente, al lussuoso Grand Hotel Toplice, Michele Cordara e Roberto Rivello della Società Scacchistica Torinese, Alvise Zichichi per la Fsi, l’Ambasciatrice italiana in Slovenia e l’Assessore allo Sport e Cultura del Comune di Torino, presentano ai delegati della Fide la candidatura di Torino per le Olimpiadi del 2006. L’avversaria da battere è l’India, un paese scacchisticamente in ascesa (insieme ad altri dell’Asia) forte, stando alle voci di corridoio, dell’appoggio del presidentissimo Kirsan Ilyumzhinov.
Un buon lavoro di pubbliche relazioni da parte di tutti gli italiani presenti fa guadagnare alla candidatura di Torino calorose promesse di voto da parte di molti delegati, ma nelle 48 ore che mancano alla votazione la scaramanzia ha il sopravvento, perfino quando Ilyumzhinov in una conferenza stampa spende parole dolci come il miele per Torino: “È solo per addolcire la pillola, chissà quale scherzetto ci stanno preparando…” E invece no: la mattina del 10 novembre l’India rinvia la propria candidatura al 2008 e Torino vince a mani basse con 158 voti contro i 12 dell’Estonia! L’appuntamento è al Lingotto (o a Torino Esposizioni) per l’autunno del 2006, sulla scia delle Olimpiadi Invernali di Torino (che si svolgeranno nei primi mesi dello stesso anno), grazie ai contributi della Regione Piemonte, della Provincia e del Comune di Torino, ma anche di numerosi sponsor privati.

Bled: una grande tradizione
Ma andiamo con ordine, cercando di ricomporre il variopinto mosaico di questa 35ª edizione delle Olimpiadi degli scacchi, che si è svolta dal 26 ottobre al 10 novembre con 135 squadre nazionali al via nel torneo maschile (ma è più preciso chiamarlo “assoluto”) e 90 nel torneo femminile, numeri che collocano gli scacchi tra l’atletica leggera e il football in quanto a diffusione planetaria.
Bled è una piccola ma blasonata meta turistica delle Alpi Giulie, a 30 Km dal Tarvisio, ed è una sede classica di tornei internazionali: Alekhine vinse il grande torneo del 1931, Tal e Fischer furono rispettivamente primo e secondo nel 1961, ma erano passati di qui, con Smyslov ed altri, anche per l’Interzonale del 1959. Olimpiadi a parte, la tradizione torneistica è tenuta viva attualmente da un open estivo.
Per ospitare la kermesse scacchistica (e in futuro ovviamente altre manifestazioni sportive) nel centro di Bled è stato edificato un palazzetto dello sport che offre un bel colpo d’occhio al visitatore delle Olimpiadi, sia all’esterno che all’interno, con una distesa di oltre 400 scacchiere intorno alle quali brulicano un migliaio di giocatori, giocatrici, capitani e arbitri provenienti da ogni dove.
Purtroppo, dalle tribune è impossibile, se non si è muniti di binocolo, vedere giocare “dal vero” i propri beniamini. Infatti non solo il pubblico, ma anche i giornalisti accreditati e perfino i giocatori che riposano (una squadra maschile è composta di quattro titolari e due riserve, una femminile da tre titolari e una riserva) sono confinati al di fuori del recinto di gara. Vi sono alcuni grandi monitor su cui viene mostrato l’evolversi delle partite più importanti, ma manca uno spazio dedicato alla presentazione e al commento delle partite da parte di qualche grande maestro, come è ormai consuetudine nei tornei di scacchi più importanti del mondo.
Ora, tutti sappiamo che gli scacchi non sono spettacolari, ma perché abdicare completamente ad internet (il sito www.35chessolympiad.com ha funzionato a meraviglia) quasi invitando la gente a starsene a casa a vedere le partite on-line?

Oro alla Russia di Kasparov, argento all’Ungheria di Leko e Polgar
L’atteso ritorno di Kasparov nella squadra della Russia (Garry non partecipava a una Olimpiade dall’edizione di Mosca del 1994) ha messo decisamente in ombra l’assenza, ormai “normale”, di Kramnik e quella ugualmente prevedibile di Anand.
Riflettori puntati anche sulla prima scacchiera dell’Ucraina, Ponomariov, e su quella dell’Ungheria, dove sedeva un Peter Leko ai cui traguardi futuri nessuno si sente più di porre dei limiti…
Quasi per non uccidere subito lo spettacolo, la Russia ha però lasciato sul terreno mezzo punto già al primo turno (Morozevich si è fatto bloccare sul pari dal giovane MI Alejandro Ramirez del Costa Rica) e al quinto ha pareggiato 2 a 2 con l’Armenia. La vittoria per 3,5-0,5 della Russia sulla capolista Bosnia, al sesto turno, ha ristabilito le gerarchie, ma a soffiare sul collo di Kasparov, Grischuk, Khalifman, Morozevich, Svidler e Rublevsky ci ha pensato comunque l’Ungheria di Peter Leko e Judit Polgar. Numeri due di tabellone, i magiari sono addirittura riusciti a battere i russi nell’incontro diretto del nono turno, che è finito 2,5-1,5 e poteva andare ancor meglio se Leko non avesse “graziato” Kasparov in un finale in cui poteva facilmente guadagnare un pezzo.
L’Ungheria, che schierava sulle ultime scacchiere alcuni nomi nuovi del suo inesauribile vivaio, nei turni finali ha fatto suoi quattro match, intercalati solo da un rapidissimo 2-2 al 13º turno contro l’Armenia.
Ma la Russia ha calibrato la sua gara sugli inseguitori (il 2-2 del 13º turno contro Israele, quasi contemporaneo a quello dell’Ungheria, non è piaciuto a molti osservatori) e ha chiuso in sicurezza con un punto di distacco.
La lotta per il bronzo si è risolta a favore dell’Armenia (35 punti, ben due e mezzo in meno dell’Ungheria) che all’ultimo turno ha sconfitto e superato la Georgia, 4ª classificata con 34 punti.

I delusi
Sono rimaste a bocca asciutta altre “grandi potenze” degli scacchi come Ucraina, Inghilterra, Germania e Cina, per non parlare degli Stati Uniti, terminati addirittura al 41º posto.
In particolare ha deluso l’Ucraina, numero 3 di tabellone, finita 13ª senza aver incontrato né la Russia né l’Ungheria. Il campione del mondo Fide Ruslan Ponomariov ha frequentato piuttosto assiduamente le discoteche di Bled, ma ha chiuso con solo 5,5 su 10 in prima scacchiera, perdendo le ultime due partite. Ivanchuk ha giocato tutte e quattordici le partite del torneo, totalizzando quattro vittorie e dieci patte. La Slovenia non è stata profeta in patria: numero 13 di tabellone, con gli ex-ucraini Beliavsky e Mikhalchishin sulle prime due scacchiere, i padroni di casa sono finiti al 40º posto.

Olimpiadi al femminile
I colpi di scena sono stati di ben altro tenore nel gruppo rosa: la Georgia, apparsa affiatata e in gran forma fino al 10º turno, è riuscita nella difficile impresa di perdere gli ultimi quattro incontri, lasciando via libera alle detentrici del titolo e venendo infine relegata al quarto posto. Uno scivolone inspiegabile per Maia Chiburdanidze e compagne, che erano persino riuscite a battere le cinesi con un netto 2,5-0,5.
La squadra guidata dalla campionessa del mondo Zhu Chen ha dunque conquistato la sua terza medaglia d’oro consecutiva, seguita a solo mezzo punto da una buona Russia, in cui la vice-campionessa del mondo Alexandra Kosteniuk sedeva in terza scacchiera.
Bronzo alla rediviva Polonia (numero 9 di tabellone) che per mezzo punto ha beffato la Georgia.

Le prestazioni individuali
Sul piano individuale Kasparov ha realizzato una performance Elo pari a 2933 con 7,5 punti su 9 in prima scacchiera che non richiedono commenti.
Vladimir Akopian ha realizzato la seconda performance (2827, con 8 punti su 11 in prima scacchiera) ed è stato l’artefice, insieme a Lputian (performance 2747, punti 7,5 su 11 in 2º scacchiera) del bronzo dell’Armenia.
La terza prestazione in base all’Elo è stata realizzata da Alexander Khalifman (2797) che sulla terza scacchiera, ha offerto una prova egregia, concludendo imbattuto con 7 su 9.
Quarto in questa classifica speciale è risultato il GM cinese Ye Jiangchuan (performance 2786 con 8 punti su 12 in 1ª scacchiera) e quinto il diciassettenne maestro internazionale georgiano Merab Gagunashvili (2786 e punti 6,5 su 8).
Seguono il lussemburghese Alberto David (2755), l’israeliano Gelfand (2753), il già citato Lputian, il 71enne svizzero Korchnoi (2743), l’ungherese Judit Polgar (2741, punti 8 su 11) e il suo connazionale Peter Acs (2725, punti 6 su 8).
Un discorso a parte meritano le medaglie per i migliori punteggi individuali, giacché è evidente che l’oro di Robert Gwaze, 9 punti su 9 sulla prima scacchiera dello Zimbawe, è indubbiamente ragguardevole – nessun altro ha totalizzato il 100 % in tutta l’Olimpiade – ma non si può di certo paragonare con la prestazione di Kasparov!

Roberto Messa


Olimpiadi: arrivederci a Torino nella primavera del 2006. Dresda si aggiudica l’edizione del 2008

N. 12 dicembre 2004

L’atto finale delle Olimpiadi di Calvia, prima dei fuochi d’artificio che hanno illuminato il cielo di Calvia la sera del 30 ottobre, è stato il passaggio simbolico del testimone olimpico dalla Spagna all’Italia.
Per il comitato organizzatore dell’edizione 2006, era presente Roberto Rivello, che vediamo nella foto ricevere la bandiera della Fide dagli organizzatori maiorchini, alla presenza del presidente della Fide Kirsan Ilyumzhinov.
Arrivederci, dunque nel capoluogo torinese, dove la 37ª Olimpiade degli scacchi si svolgerà dal 20 maggio al 4 giugno 2006.
Nell’ultima settimana di ottobre Calvia ha inoltre ospitato il 75º Congresso della Fide, dove ha brillato per la sua assenza la Federazione Scacchistica Italiana. Il Commissario Straordinario De Capua si è premurato di inviare un telegramma, ma l’assenza fisica di un rappresentante ufficiale della federazione che ospiterà le prossime olimpiadi è stata comunque rilevata dai delegati, provenienti da un centinaio di nazioni dei cinque continenti (Agostino Scalfi ha partecipato ai lavori come membro di una delle commissione Fide di cui fa parte). Il penultimo giorno per fortuna è arrivato Rivello che ha presentato al Congresso un video e consegnato a tutti i delegati un’elegante brochure e un CDrom di presentazione della città e delle strutture che ospiteranno la 37ª edizione.
Il Congresso ha inoltre assegnato la 38ª edizione alla città tedesca di Dresda, che ha ricevuto 69 voti contro i 29 di Tallin. La capitale estone ce l’ha messa tutta per dimostrare di essere all’altezza del compito ed è stata molto apprezzata per la sincera passione scacchistica dimostrata dalla presidente della federazione scacchistica estone, la top-model Carmen Kass, ma di fronte alle garanzie di efficienza degli organizzatori teutonici c’è stato poco da fare (anche se a volte un paese piccolo ha più probabilità di accendere quella magica alchimia di calore e di “festa degli scacchi” che ha reso indimenticabili alcune Olimpiadi).
A proposito, gli annali ci dicono che la prima Olimpiade degli scacchi si svolse a Parigi nel 1924 e fu vinta dall’Unione sovietica, che in seguito vinse ben 18 volte dal 1952 al 1990, quindi 6 volte come Russia dal 1992 al 2002.

Roberto Messa


Torino
Kosteniuk madrina olimpica

N. 4 aprile 2005

La campionessa europea ha inaugurato sabato 5 marzo il portale internet delle Olimpiadi scacchistiche 2006 e affrontato in simultanea 24 avversari tra cui alcuni vip.

Numerose autorità e giornalisti di varie testate hanno partecipato sabato 5 marzo alla conferenza stampa di presentazione del portale internet delle Olimpiadi degli Scacchi, in programma a Torino dal 20 maggio al 4 giugno 2006. Il sito (www.chessolympiad-torino2006.org) realizzato dagli studenti dello IED (Istituto Europeo di Design) di Torino, nelle intenzioni degli organizzatori non è soltanto “la vetrina ufficiale delle Olimpiadi, ma è un vero e proprio strumento di lavoro e uno spazio di dialogo per le federazioni scacchistiche delle oltre 150 nazioni che fanno capo alla Fide”. Nel portale si potranno reperire informazioni tecniche ed organizzative in merito alle Olimpiadi e alle manifestazioni preolimpiche che si terranno in varie località sul territorio italiano.
Soprattutto, durante le Olimpiadi, attraverso il portale si potranno seguire in tempo reale oltre 400 partite, uno sforzo tecnologico senza precedenti che sicuramente porterà i “contatti” con gli scacchisti collegati in rete da ogni angolo del pianeta a una cifra con molti zeri. Del resto, come ha affermato la stessa Kosteniuk: “Internet è lo strumento migliore per diffondere le partite di scacchi.”
La conferenza stampa è stata introdotta da Roberto Rivello, che presentando l’ospite, ha esordito con un cavalleresco: “Nessuno meglio di lei può rappresentare la bellezza degli scacchi.” Poi ha preso la parola Paolo Fresco, ex supermanager della Fiat il quale, in virtù della sua passione scacchistica, è entrato a far parte del comitato organizzatore fin dall’inizio dell’avventura olimpica. Fresco ha ricordato tra l’altro che l’evento porterà a Torino 1700 scacchisti in rappresentanza di 150 paesi, senza contare gli spettatori e i partecipanti ai tornei collaterali.
Proprio a questo riguardo abbiamo chiesto alla Kosteniuk se alle Olimpiadi di Torino preferirebbe che i giocatori vengano mantenuti rigorosamente isolati dal pubblico,(come è avvenuto a Calvia, dove gli spazi e le ossessive “misure di sicurezza” hanno alquanto limitato la fruibilità dell’evento), o se le piacerebbe una manifestazione più coinvolgente, con maggiori possibilità di contatto tra il pubblico e i grandi maestri. Alexandra ha glissato, un po’ troppo diplomaticamente a parer mio, ma Michele Cordara, presidente della Società Scacchistica Torinese e di fatto il numero uno della macchina olimpica, ha dichiarato che si prevedono dei percorsi per il pubblico all’interno della sterminata distesa di scacchiere dell’Olimpiade, con delle “isole” in cui, seppur a scaglioni e nel rispetto del più rigoroso silenzio, si potranno vedere i giocatori a distanza sufficientemente ravvicinata. Naturalmente, per seguire le mosse delle partite saranno più funzionali le scacchiere giganti e le sale di analisi. Per i più intraprendenti, soprattutto se residenti a Torino o in Piemonte, si offre poi l’opportunità di vivere l’Olimpiade da “protagonista” collaborando con l’organizzazione su base volontaria, secondo la migliore tradizione di questo genere di eventi. Tutto ciò dipenderà in una certa misura anche dalla sede in cui si svolgerà l’Olimpiade: se dovesse essere il Lingotto, gli spazi disponibili sarebbero di circa 18.000 metri quadrati, come a dire qualcosa di faraonico rispetto a Calvia 2004 e Bled 2002.
Da parte dei giornalisti delle grandi testate nazionali non sono mancate, come è giusto, le domande più frivole alla giovane scacchista/fotomodella (e occasionalmente anche attrice cinematografica). A noi forse interessa di più sapere che Alexandra si definisce una “giocatrice aggressiva, più tattica che strategica” che “ammira tutti i campioni del mondo, ma non ha un vero e proprio idolo.” Non banale è stata invece la sua risposta a una domanda sulla superstizione: “Tutti i giocatori sono superstiziosi. Fin da piccola anch’io non ho potuto fare a meno di avere delle piccole manie, per esempio riguardo agli abiti portafortuna da indossare durante le partite. Crescendo naturalmente ho maturato un approccio più razionale, ma anche oggi non riesco ogni tanto a non ritrovarmi a pensare in termini di buona o cattiva sorte.”
Lanfranco Bombelli le ha chiesto infine che cosa pensasse della recente decisione della Fide di bandire ufficialmente tutte le manifestazioni organizzate dalla federazione scacchistica spagnola, in seguito agli attriti e agli incidenti che alle Olimpiadi di Calvia hanno caratterizzato i rapporti tra i grandi capi della federazione internazionale e gli esponenti della federazione spagnola. Kosteniuk ha risposto: “L’organizzazione non è stata di certo perfetta. Questo a mio avviso non è un motivo sufficiente per boicottare la federazione spagnola, ma è la Fide che decide, non noi giocatori.”

La simultanea
Nel pomeriggio Alexandra si è esibita in simultanea contro 24 avversari tra vip, industriali, giornalisti e giovani scacchisti. Dopo quattro ore di gioco, ha ottenuto sedici vittorie, sei patte e due sconfitte.
Nel dettaglio ha avuto la meglio su Paolo Fresco, Giovanni Battafarano, Paolo Fiorelli, Ernesto Alessio, Giorgio Lundmark, Alan Nixon, Massimo De Barberis, Agostino Redoglia, Alessio Gallucci, Fabrizio Fortino, Marco Gregorio, Massimo Bitossi, Battista Gardoncini, Alberto Dassisti, Bruno Manzardo, Mario Fabbri; ha pareggiato con Giordano Zucchi, Francesca Matta, Alessandro Parodi, Enrico Pepino, Mario Mastroianni, Pierluigi Pantini; ha perso contro i due giovani della Scacchistica Torinese Alberto Pulito e Marco Nardelli.
La Kosteniuk, che compie 21 anni il 23 aprile, tornerà probabilmente in Italia per l’inaugurazione del Festival di Bratto della Presolana, dove ha compiuto un sopraluogo domenica 6 marzo.
Vittoria sul filo di lana per il GM israeliano Emil Sutovsky nel forte open Aeroflot, la cui quarta edizione si è svolta a Mosca dal 14 al 24 febbraio. Sutovsky ha concluso con 6,5 punti su 9, superando per spareggio tecnico il GM russo Andrei Kharlov, il favorito GM ucraino Vassily Ivanchuk, il GM russo Alexander Motylev e il GM armeno Vladimri Akopian. Decisivo si è rivelato l’ultimo turno: mentre Kharlov, solitario in vetta, perdeva con Akopian, Sutovsky aveva la meglio, col Nero, sul russo Sergey Volkov, insediandosi così nel gruppo di testa. Da rilevare che fra i centodue partecipanti all’open principale ce n’erano trentasei della top 100 mondiale, fra i quali gli ex campioni del mondo Fide Alexander Khalifman (10º a 6) e Ruslan Ponomariov (solo 40º a 5). Il numero uno di tabellone, il francese Etienne Bacrot, si è piazzato 7º nel gruppo a quota 6.
Alla manifestazione hanno preso parte in totale circa 670 giocatori.
Nell’open ‘C’ erano in gara anche quattro italiani: il maceratese Matteo Rotoni e il bolognese Giulio Calavalle hanno chiuso nel gruppo a quota 5, il maceratese Maurizio Foglia a 4 e il milanese Giovanni Di Giuseppe a 3.

Roberto Messa