37e Olimpiadi degli Scacchi | Torino 2006

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SCACCHI E CINEMA

BiancoNero... a colori

Benché sia evidentemente difficile trasporre visivamente per lo schermo le problematiche degli scacchi, la cosa non è impossibile. Anzitutto, ci si può limitare a singole scene: due esempi memorabili sono le partite del cavaliere con la morte ne Il settimo sigillo di Igmar Bergman, del 1956, e dell’astronauta con il computer in 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrik, del 1968.
Le storie dei romanzi precedenti, in cui gli scacchi sono spesso un tassello di un mosaico più esteso, forniscono punti per trasposizioni più interessanti: ne sono esempi La novella degli scacchi, del 1960, e Il re degli scacchi del 1988. Ci sono infine film originali, di cui ci limiteremo a citare Entr’act, prodotto per essere mostrato nell’intervallo tra i due tempi del balletto "istantaneista" Relâche ideato da Picabia e Satie, che ancora oggi sa divertire con il suo fresco humor e la sua ispirata sconclusionatezza in quella Parigi che, dopo le atrocità della Prima Guerra Mondiale, vive una intensa e spensierata stagione artistica pregna di avanguardie dadaiste e sperimentali dalle quali si dipartiranno provocazioni culturali di ogni genere. La partita a scacchi sui tetti tra Duchamp e Man Ray rimane tra le sequenze più famose del cinema muto.
Al termine dell’evento olimpico, come concreta prosecuzione degli effetti culturali che le Olimpiadi hanno prodotto durante la manifestazione, prende il via una rassegna progettata in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, che propone alcuni tra gli esempi più significativi della cinematografia. Nella vecchia Europa come nel Nuovo Mondo o in Asia, la capacità di questo gioco di attirare l’attenzione e stimolare la fantasia di importanti registi quali Clair e Hitchcock, Wilder e Bergman, Kubrik e Kieslowski fa intravedere un legame stretto, suscettibile di ulteriori sviluppi, tra l’antico e il moderno: il bimillenario passatempo amato dalle élites e la forma d’espressione artistica che più si avvicina, insieme con la televisione, al grande pubblico.
Il Museo Nazionale del Cinema di Torino nasce nel 1941 da un progetto di Maria Adriana Prolo, collezionista e storica. Nel 1942 la città di Torino mette a disposizione del Museo alcuni locali della Mole Antonelliana dove conservare ed esporre i materiali che la Prolo va raccogliendo. Nel 1992 diviene Fondazione grazie all’importante sostegno delle amministrazioni locali e nel 2000 ritorna, in occasione dell’inaugurazione, alla sua sede originaria che viene rivisitata in modo spettacolare dall’architetto François Confino. Il quale trasforma il monumento simbolo della città in un museo allestito in verticale unico al mondo. Il Museo comprende tra i suoi spazi le sale del Cinema Massimo dove si svolge la nostra rassegna.


Per informazioni scrivere a: Olimpiadi e Cultura