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Nel tempo libero... di Carlo

Ecco il quarto appuntamento con questa rubrica, senza un ritmo fisso, che sarà di volta in volta riempita dal materiale che Carlo Bolmida ci manderà. Cose attuali o datate, poesie o scritti, o chissà... Staremo a vedere. Di sicuro non si scriverà di scacchi o scacchisti illuminati, né vedremo perle come l'Immortale o la Sempreverde ma, come si dice, il mondo è bello perché è vario.

Chi non conosce Carlo Bolmida? Da sempre roboante fustigatore di costumi, autore di tutto un po', dai quadri appesi ai muri della Sst, agli articoli sulle riviste scacchistiche, dalle foto alle poesie. Ancora oggi pur non distante dalla soglia dei 90 anni arriva in Sst e comincia a "menare il torrione", a imperversare con i suoi consigli sul gioco d'attacco e a redarguire gli "spingilegno" come lui ama definire e definirsi: quelli che non conoscono tutte le sottigliezze degli scacchi e che anelano di arrivare a giocare una bella partita, magari anche solo una bella combinazione, di quelle da ricordare, da vedere e rivedere. Quelli alla fin fine che amano giocare, giocare e ancora giocare. Negli anni Carletto ha scritto e pubblicato di tutto e in questo spazio di volta in volta pubblicheremo quello che vorrà mandarci. Naturalmente poi alla sera, in sede, si sprecheranno i commenti e questo sarà un motivo in più di polemica e di discussione.             La Redazione.

 

Oggi pubblichiamo una suo scritto del 2004.

 

L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'AVANZATA TECNOLOGICA

L'enigma del gatto di Schroedinger ha smesso d'essere un paradosso.

Ma tutti quelli di Zenone, malgrado siano ormai ricoperti di antichi e sorpassati sogni filosofici, ancora possono fregiarsi delle loro auree targhe ornate di fronde.     Chi mai oserebbe ancor oggi cimentarsi nella loro dimostrazione scientifica, per sapere, ad esempio, se Achille, il piè-veloce, sia incapace di raggiungere, correndo, la tartaruga?

Proprio nell'anno in cui vidi la luce, il fisico austriaco e ottimo giocatore di scacchi Erwin Schroedinger immaginò una scatola chiusa contenente un gatto, una provetta piena di cianuro ed un elemento radioattivo, ed a parte un contatore Geiger.

L'atomo radioattivo avrebbe una possibilità su due di disintegrarsi, scatenando una reazione sufficiente per frantumare la provetta e provocare la morte del gatto.

Schroedinger dimostrò così che, prima dell'apertura della scatola, dal contatore Geiger avremmo potuto sapere se il gatto era morto. (la Società Protettricedegli Animali nacque dopo).

In tal modo semplicissimo provocò una autentica rivoluzione: fece crollare le teorie "indeterministe".

I fisici d'oggigiorno dimostrano che, a dir il vero, nella scatola vi sono...due gatti, uno vivo e l'altro morto.

Le due realtà, che sembrerebbero escludersi, in realtà coesistono.

L'Universo deve la sua reale esistenza al fatto di essere visto da esseri intelligenti...come una partita a scacchi, tanto ‘usati’ anche in pubblicità per intendere intelligenza, ma ignorati, ovviamente, da tv e cinema.

"Essere o non essere" disse Amleto. Un piccolo sforzo e avrebbe potuto dire: "Essere e non essere"

Senza potersi contemplare in nessuno degli infiniti specchi del pianeta, che vede l'eroe senza che nessuno lo rifletta.

Tanto in là si è spinta l'umana follia che chiamiamo scienza.

Amleto e noi tutti: Dracula e Zombie.

Come sempre, poeti, romanzieri e artisti videro prima e più in profondo dove si sarebbe giunti.

Qualche anno dopo, ventuno dopo la nascita del grande Mikhail Tal, dei fisici "quantistici" e i loro detrattori "termodinamici" capeggiati da Einstein, di comune accordo, per la prima ed ultima volta, redassero e sottoscrissero il "Manifesto di Gottinga".

Essi tentarono così, inutilmente, di mettere fine alla nefasta, selvaggia crescita della tecnologia.

Temevano o presentivano che si sarebbe giunti, in dispregio all'umana intelligenza, ad innalzarle folli monumenti, mastodontiche esposizioni, giù, giù, fino alla triste esibizione di Kasparov in gara per denaro con un computer, per rendere omaggio e propagandare questa dannata tecnologia?

A febbraio ho accompagnato una mia giovane amica al salone d'esposizioni di Genova, a "Auto Story 1996", popolato da una folla di feticisti e da abbacinanti cromature e rutilanti colori di antiche o avveniristiche auto e moto.

A un tratto, al bar, la giovane mi dice: "guarda,in quell'angolo c'è una coppia di miei amici appassionati di scacchi, che giocano una partita anche qui."

Mi avvicino. La partita è di quelle che pare non debbano mai avere una fine.      Circondato da un mare di meccanica e tecnologia, alquanto depresso, domando di colpo ai due giovani pensatori, con Kant: "Che cosa mai possiamo sapere? Che dobbiamo fare? Che cosa ci è veramente concesso ancora di pensare? Che cos'è, dove sta andando, l'essere umano?".

I due giovani mi osservano stralunati e, deridendomi, rendono la meditazione ancor più delicata.  Qualche tempo dopo mi dice la mia graziosa amica: "Lo sai? I due giocatori di Genova hanno abbandonato quella partita e la loro scacchiera... ora giocano solo più con il computer."

E dire che prima erano in tempo per tentare di rispondere ai quesiti di Kant..., ora potranno farlo solo più se avranno inserito la spina della corrente!

Sì, la divorante avanzata di questi maledetti computer farà sì che anche i giocatori di scacchi avranno per stimmate degli hard-disk.

E non frequenteranno più i Circoli di scacchi.   Che noia comunicare con gli esseri umani!

Leggo che a "L'Angelo del futuro" miglioreranno le prestazioni fisiologiche inserendogli dei microchips in punti strategici! Fallito "L'uomo nuovo", si va oltre.

Ahimè, temo proprio che, né il "Manifesto di Gottinga" né gli scacchi, salveranno l'umanità.

Fatemi tornare al Neanderthal, quando l’Uomo erectus era un Uomo!

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