{"id":270,"date":"2014-07-11T16:26:00","date_gmt":"2014-07-11T16:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/il-bluff-negli-scacchi-2\/"},"modified":"2021-02-18T11:51:10","modified_gmt":"2021-02-18T11:51:10","slug":"il-bluff-negli-scacchi-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/il-bluff-negli-scacchi-2\/","title":{"rendered":"Il bluff negli scacchi \/2"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Due giorni orsono abbiamo pubblicato la prima parte di questo magnifico articolo di Nicola Vozza che indaga sulla possibilit\u00e0 che il bluff possa coesistere con un gioco come gli scacchi la cui &#8220;verit\u00e0&#8221; \u00e8 sul tavolo. Tutto \u00e8 visibile, nulla, in teoria, pu\u00f2 essere nascosto. Ma \u00e8 proprio cosi? \u00a0<em><strong>La Redazione.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;altra storia di bluff riuscito \u00e8 quella, che sembra tratta da un film ma non lo \u00e8, di Edith Bonnessen, una ragazza danese che durante l\u2019occupazione tedesca faceva parte della resistenza antinazista. Edith deve uscire da un edificio che \u00e8 pieno di soldati e di SS<em style=\"line-height: 1.3em;\">.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em style=\"line-height: 1.3em;\">\u201cLa ragazza si dirige senza esitazione verso l\u2019uscita, sfoggiando grandi sorrisi e salutando chiunque incontri. Sfortunatamente l\u2019uscita \u00e8 presidiata da due SS, che controllano i lasciapassare. Edith torna sui suoi passi, entra in ufficio, afferra alcuni documenti a caso, esce e si mette alle costole di due colonnelli che stanno per uscire dall\u2019edificio. Le guardie alla porta scattano sull\u2019attenti davanti ai superiori; la ragazza, imperterrita e imperturbabile, continua a seguire i colonnelli. Quando i due ufficiali salgono in auto, Edith li saluta, avendo cura che i colonnelli non la sentano ma che il saluto sia invece avvertito distintamente dalle due SS di guardia alla porta, che stanno osservando la scena. Infine, tranquillamente si mescola ai passanti e scompare\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa storia la abbiamo presa in prestito dal libro di Matteo Rampin \u201cLe astuzie dell\u2019occidente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I bluff che avvengono nel gioco come \u201cplay\u201d quasi sempre esauriscono il loro valore nella singola partita e quasi mai si trova un significato a lungo termine; immaginiamo che la protagonista di questa storia a lieto fine non avr\u00e0 tentato di applicare una seconda volta la sua strategia. Anche qui il meccanismo del bluff \u00e8 diverso da quelli precedenti; qui la puntata di Edith non cerca di vincere il piatto puntando molto su una combinazione scadente, ma il suo \u00e8 un bluff \u201cinverso\u201d: Edith cerca di vincere (uscire dall\u2019edificio) puntando pochissimo (non cercando di nascondersi) su una combinazione molto forte (la vita, la libert\u00e0).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span><img decoding=\"async\" src=\"images\/Cordara\/larsen-tal_480.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block; align: middle;\" \/><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma torniamo agli scacchi: un altro esempio ci viene dalla pratica dell\u2019ottavo Campione del Mondo. Mikhail Tal ha raccontato dei suoi processi mentali al momento di giocare la sua sesta mossa nella quarta partita del match dei candidati del 1965 contro il danese Bent Larsen. La quinta mossa di Larsen era stata una novit\u00e0 che permetteva a Tal un sacrificio di materiale tanto evidente quanto, a detta dello stesso Tal, intuitivamente promettente. Tal scrisse che se si fosse trattato di una partita meno importante avrebbe certamente giocato la mossa pi\u00f9 rischiosa. Ma poi cominci\u00f2 a riflettere, \u00e8 mai possibile che un avversario forte come Larsen giocando un apertura sicuramente preparata in precedenza si sottoponesse a un rischio del genere? Tal esitava tra la voce dell\u2019istinto che gli suggeriva che il sacrificio era corretto, e quella della ragione, che lo avvertiva che l\u2019avversario non poteva non averlo previsto e analizzato durante le analisi casalinghe. Tal decise di analizzare a fondo la posizione e calcol\u00f2 varianti su varianti per circa 50 minuti, dopodich\u00e9 concluse che il sacrificio non si poteva giocare e opt\u00f2 per un&#8217;altra mossa, dopodich\u00e9 la partita, comunque molto combattuta fin\u00ec patta in 77 mosse. A differenza che nel poker, negli scacchi non esistono carte che non si possono vedere e successivamente alla partita numerosi maestri analizzarono l\u2019idea del sacrificio: Larsen aveva bluffato o no? Tal aveva dato troppo credito all\u2019avversario? Dopo anni di analisi, non \u00e8 ancora stato dimostrato del tutto che il sacrificio fosse vincente. La mossa di Larsen \u00e8 quindi etichettabile come semi-bluff. La sua posizione sarebbe stata difficile ma ancora difendibile, come un giocatore di poker che bluffa conservando delle piccole possibilit\u00e0 di ottenere una buona combinazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span><img decoding=\"async\" src=\"images\/Cordara\/karpovkorchnoi_480.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block; align: middle;\" \/><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ancora da un match di altissimo livello quale pu\u00f2 essere un match per il titolo mondiale vediamo un esempio di bluff nell\u2019ambito del gioco come \u201cplay\u201d; Karpov ha dichiarato che nel recarsi alla dodicesima partita del match per il Campionato del mondo di Baguio del 1978 contro Kortschnoj si rese conto di non aver avuto nessuna voglia di giocare (il match stava attraversando una fase per lui negativa): \u201cEro come intorpidito e se Kortschnoj avesse intuito come mi sentivo, per me sarebbero stati guai. Ma io seppi fingere molto bene di puntare a prendermi un\u2019immediata rivincita e simulai concentrazione, sicurezza, energia, tanto che il mio avversario si preoccup\u00f2 unicamente di pareggiare il gioco e, raggiunto il suo scopo, non seppe nascondere la soddisfazione. L\u2019avevo passata liscia\u2026 Ma la crisi non poteva durare in eterno. Il punto di svolta si ebbe nella tredicesima partita, non prima e non dopo, ma durante. L\u2019avevo iniziata come le precedenti, senza nessuna voglia di giocare, distaccato, sempre pi\u00f9 incapace di tener dietro ai pensieri del mio avversario\u2026\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 concludere definendo il bluff come una scelta strategica effettuata nell\u2019insieme dei comportamenti consentiti dalle regole, sia di quelle del \u201cgame\u201d che del \u201cplay\u201d, che ha lo scopo di indurre in errore gli altri competitori, cercando di alterare la propria posizione nello spazio delle regole, per esempio facendo credere di essere in una situazione migliore di quella reale, o viceversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In alcune situazioni pu\u00f2 essere possibile dare alcuni principi sul bluff, ma sarebbe sbagliato estenderli a diversi sistemi di regole. Prendiamo come esempio le considerazioni sul bluff che fa Dario De Toffoli nel suo libro \u201cGiocare e vincere a poker\u201d e proviamo a confrontarle con alcuni degli altri esempi visti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; E&#8217; pi\u00f9 difficile bluffare se si gioca con puntate limitate, piuttosto che senza limiti; giocando con un limite il rapporto puntata\/piatto \u00e8 molto basso e dunque pi\u00f9 facile che gli avversari abbiano chance adeguate per andare a vedere con la loro mano. Per le guardie dell\u2019edificio da cui esce Edith Bonnessen la puntata \u00e8 bassissima, equivalente allo sforzo di fermarla per chiederle di mostrare il lasciapassare, ma \u00e8 bassissimo anche il piatto (probabilmente non sanno di dover cercare qualcuno); il piatto potrebbe anche essere negativo, se pensassero di disturbare i colonnelli fermando la donna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Meno forti sono i giocatori che state affrontando, pi\u00f9 \u00e8 difficile che un bluff riesca, specialmente giocando con la puntata limitata. Un giocatore forte tende a \u201crispettare\u201d le puntate dei suoi avversari e ha la disciplina necessaria per uscire dalla mano; un giocatore debole tende ad andare a vedere molto pi\u00f9 del necessario, e magari non perch\u00e9 ha capito che state bluffando, ma per semplice curiosit\u00e0, perch\u00e9 non si sa mai: alla lunga chi gioca cos\u00ec tender\u00e0 a perdere molto, ma ai suoi avversari converr\u00e0 bluffare con molta prudenza. Questo \u00e8 vero anche negli scacchi, un giocatore pi\u00f9 debole si preoccuper\u00e0 meno di certe sottigliezze, e\u00a0 seguir\u00e0 il suo intuito, come pure \u00e8 vero nel mondo economico, con un altro tipo di prodotto per un altro tipo di pubblico probabilmente Brunello Cucinelli non avrebbe dovuto rispondere al telefono con voci ogni volta diverse.\u00a0 In altri contesti pu\u00f2 essere vero l\u2019esatto contrario, una guardia pi\u00f9 attenta avrebbe potuto fermare la fuggitiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Per bluffare la posizione \u00e8 determinante. Parlando dopo i vostri avversari, godete di informazioni che loro non avevano e potere regolarvi di conseguenza; tendenzialmente questa pare una regola generalizzabile, magari sostituendo al concetto di posizione quello di \u201cIniziativa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Pi\u00f9 giocatori sono in gioco, pi\u00f9 \u00e8 difficile che un bluff riesca. Anche questa regola pare generalizzabile. In particolare \u00e8 vera anche nel caso della fuga di Edith Bonnessen: \u00e8 vero che pi\u00f9 persone che circolano nell\u2019edificio possono avvantaggiarla, aumentando la confusione, ma i giocatori, gli avversari sono le guardie, e se queste fossero in numero maggiore, aumenterebbe la probabilit\u00e0 di trovarne una che pensi \u201cnon si sa mai\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; I giocatori tendono ad essere pi\u00f9 prudenti quando sono in pari che quando vincono o perdono molto. Anche questo \u00e8 sicuramente generalizzabile; al momento della sesta partita Short era in svantaggio per 4 a 1 e nel momento del suo bluff Kasparov stava per perdere la partita. Per Edith c\u2019era in gioco la vita stessa e per Brunello Cucinelli il suo futuro professionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; In certi tipi di poker spesso si pu\u00f2 fare il cosiddetto \u201csemibluff\u201d: voi puntate sperando che tutti gli avversari passino, ma conservate comunque qualche probabilit\u00e0 di vittoria. Anche quest\u2019ultima considerazione \u00e8 pi\u00f9 spesso vero che falsa; ad esempio, dato il sistema di regole degli scacchi, Short avrebbe potuto continuare a giocare e a lottare anche se il suo avversario avesse scelto le mosse migliori. Anche quello di Cucinelli pu\u00f2 essere considerato un semibluff, se anche fosse stato \u201cvisto\u201d la qualit\u00e0 dei suoi maglioni avrebbe sempre significato avere in mano una combinazione molto alta.<\/p>\n<p>Views: 428<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due giorni orsono abbiamo pubblicato la prima parte di questo magnifico articolo di Nicola Vozza che indaga sulla possibilit\u00e0 che il bluff possa coesistere con un gioco come gli scacchi la cui &#8220;verit\u00e0&#8221; \u00e8 sul tavolo. Tutto \u00e8 visibile, nulla, in teoria, pu\u00f2 essere nascosto. Ma \u00e8 proprio cosi? \u00a0La Redazione. 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