{"id":271,"date":"2014-06-09T16:31:00","date_gmt":"2014-06-09T16:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/il-dilemma-del-centro\/"},"modified":"2021-02-18T11:51:11","modified_gmt":"2021-02-18T11:51:11","slug":"il-dilemma-del-centro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/il-dilemma-del-centro\/","title":{"rendered":"Il dilemma del centro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">Una delle scelte strategiche relative allo spazio del gioco pi\u00f9 celebri della storia dello sport \u00e8 sicuramente quella adottata da Mohamed Al\u00ec nel suo incontro con Foreman del 1974, nel famoso match di Kinchasa, in Zaire. A quel tempo, Foreman oltre ad essere il campione in carica era imbattuto ed aveva vinto la maggior parte dei suoi incontri per K.O.\u00a0<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">Al\u00ec non era pi\u00f9 giovanissimo, era stato fermo per la famosa squalifica dal 1967 al 1971 ed aveva gi\u00e0 perso alcuni incontri dopo il suo rientro agonistico. Non sorprende che Foreman fosse nettamente il favorito, ci si attendeva che la velocit\u00e0 di Al\u00ec nulla avrebbe potuto contro la potenza di Foreman e in realt\u00e0 erano in molti ad essere preoccupati per la sicurezza fisica di Al\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La critica prevedeva che l\u2019unica possibilit\u00e0 di Al\u00ec fosse quella di schivare i colpi di Foreman, saltellando e girandogli intorno e lo stesso Al\u00ec prima del match non aveva fatto che confermare tale ipotesi continuando a ripetere \u201cI will jump\u201d, ma quasi nessuno arrivava a immaginare che Al\u00ec potesse saltellare per 15 riprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 le cose non andarono cos\u00ec: Al\u00ec inizi\u00f2 il primo round attaccando, e per di pi\u00f9 usando parecchio il diretto destro senza prima prepararlo con il sinistro; a quei livelli ci\u00f2 equivale ad una specie di follia, ad un viaggio sulla luna, come disse lo scrittore Norman Mailer; il destro ci impiega pi\u00f9 tempo a raggiungere il bersaglio, perch\u00e9 deve percorrere una distanza maggiore. Quei pochi attimi, sono spesso sufficienti all\u2019avversario, che pu\u00f2 prepararsi per schivare il colpo e poi passare al contrattacco. Foreman all\u2019inizi\u00f2 fu sorpreso ma reag\u00ec in fretta e vers\u00f2 la fine del round cominci\u00f2 a sua volta a colpire il suo avversario. Al\u00ec cap\u00ec che n\u00e9 questa tattica di confronto diretto n\u00e9 il saltellare gli avrebbero concesso di avere delle reali chance di vittoria e decise di utilizzare la strategia per cui si era preparato a lungo ma che in cuor suo probabilmente sperava di non dover utilizzare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subito dopo l\u2019inizio del secondo round Al\u00ec abbandon\u00f2 il centro del ring e comincio a stare sulle corde accettando deliberatamente di diventare un facile bersaglio per i pugni di Foreman. Una strategia che qualche anno dopo lo stesso Al\u00ec battezz\u00f2 \u201cRope-the-dope\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le corde e peggio ancora l\u2019angolo sono il posto peggiore dove stare durante un incontro; non si pu\u00f2 indietreggiare, si fa fatica a spostarsi di lato e per avanzare bisogna aprirsi la strada lottando. Con le parole di Norman Mailer \u201c\u2026finch\u00e8 Foreman avesse mantenuto la sua forza, le corde si sarebbero rivelate sicure come una corsa in monopattino su un parapetto. Ma d\u2019altronde che cos\u2019\u00e8 il genio se non equilibrio sull\u2019orlo dell\u2019impossibile?\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I pugni di Foreman colpirono Al\u00ec innumerevoli volte, ma soprattutto al corpo, perch\u00e9 Al\u00ec con i gomiti e le braccia difendeva la testa e il volto. Inoltre sfruttando le corde su cui era appoggiato Al\u00ec riusciva ad ammortizzare i colpi di Foreman.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 un altro notevole esempio di utilizzo strategico dello spazio delle regole. Se per ipotesi le regole del pugilato prevedessero un altra tipologia di delimitazione spaziale del ring, Al\u00ec non avrebbe potuto trasmettere alle corde l\u2019energia dei colpi di Foreman. Questo non \u00e8 un particolare secondario, tant\u2019\u00e8 vero che subito dopo il match Foreman accus\u00f2 il team di Al\u00ec di aver deliberatamente e segretamente allentato le corde del ring, anche se lo stesso Foreman si pent\u00ec di queste sue illazioni e in seguito si scus\u00f2 pubblicamente per aver formulato queste ipotesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La strategia preparata da Al\u00ec prevedeva anche alcuni altri elementi, quali l\u2019avvinghiarsi al suo avversario ogni volta possibile, le provocazioni verbali e alcuni occasionali colpi diretti al volto di Foreman.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Foreman si era allenato per affrontare un Al\u00ec saltellante e non fu psicologicamente pronto a fronteggiare questa nuova situazione. Il suo obiettivo strategico era quello di costringere Al\u00ec alle corde, e non aveva un piano di riserva di fronte al fatto che Al\u00ec deliberatamente scegliesse di stare proprio sulle corde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora si accan\u00ec per quattro round nel colpire Al\u00ec che non dava segni di cedimento. Non sapeva cos\u2019altro fare. Continuando a sferrare pugni sempre pi\u00f9 potenti fin\u00ec per esaurire le sue energie, fisiche e mentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato fu che ben presto (ed in particolare dopo la quinta ripresa &#8211; da molti definita come una delle pi\u00f9 belle della storia del pugilato) divenne chiaro a tutti che l\u2019inerzia del match era cambiata. E infatti nell\u2019ottavo round con un combinazione gancio sinistro diretto destro Al\u00ec mise termine al match.<span style=\"line-height: 1.3em;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al\u00ec us\u00f2 la strategia \u201crope-a-dope\u201d anche in alcuni dei suoi match successivi, ma va sottolineato che essa non ha arricchito, da un punto di vista pratico, le strategie del pugilato. Si conoscono solo due altri pugili che abbiano applicato questa strategia con successo, uno \u00e8 James Toney, l\u2019altro \u00e8 niente poco di meno che il Rocky cinematografico, che la ha utilizzata nel match di rivincita con Clubber Lang. Al\u00ec, Toney e Rocky potevano adottare questa strategia grazie alle loro eccezionali capacit\u00e0 difensive ma soprattutto grazie alla loro capacit\u00e0 di assorbire i colpi. Niente di tutto questo \u00e8 alla portata n\u00e9 del pugile medio n\u00e9 della maggioranza dei grandi campioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbandonare il centro del ring e appoggiarsi alle corde \u00e8 ancora considerato un peccato grave ma l\u2019espressione \u201cRope-a-dope\u201d ha avuto pi\u00f9 fortuna ed \u00e8 uscita dai confini della boxe \u00e8 viene usata per descrivere quelle situazioni in cui una delle parti deliberatamente si mette in quella che appare una posizione perdente, per poi trasformarla in un\u2019eventuale vittoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scrittore americano Norman Mailer che ha scritto un libro su quest\u2019incontro, \u201cIl combattimento\u201d, ad un certo punto propone un parallelo tra l\u2019abbandono del centro da parte di Al\u00ec e l\u2019atteggiamento nei confronti del centro nel moderno gioco degli scacchi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cNegli scacchi, nessun concetto era stato una volta pi\u00f9 fortemente stabilito di quello del controllo del centro, e pi\u00f9 o meno per le stesse ragioni che avevano imposto lo stesso concetto nell\u2019ambito della boxe: il controllo del centro offriva mobilit\u00e0 per gli attacchi sulla destra e sulla sinistra. In seguito, era sopravvenuta una rivoluzione negli scacchi, e nuovi maestri avevano argomentato che se un giocatore occupava il centro troppo presto si creavano delle situazioni di forza ma anche di debolezza. Era meglio invadere il centro dopo che l\u2019avversario si era impegnato. Naturalmente con questa strategia bisognava essere pieni di risorse in uno spazio ristretto. L\u2019intelligenza tattica era essenziale a ogni mossa. Non era esattamente cos\u00ec che si era comportato Al\u00ec?\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019importanza del centro della scacchiera non \u00e8 in discussione, e nella concezione classica della strategia scacchistica il suo controllo andava perseguito tramite la sua occupazione da parte dei pedoni e\/o dei pezzi. Poi negli anni venti del Novecento una serie di giocatori cominciarono a diffondere l\u2019idea che l\u2019occupazione del centro portava con s\u00e9 anche delle debolezze che era possibile sfruttare controllando le case centrali della scacchiera, da lontano, con i pezzi piuttosto che con i pedoni. Fino ad un certo momento i Grandi Maestri di estrazione classica non presero neanche in considerazione che potesse esistere un\u2019alternativa alle loro verit\u00e0, ma non appena la pratica di gioco conferm\u00f2 la validit\u00e0 delle concezioni ipermoderne queste entrarono a far parte integrante della cultura scacchistica, a differenza di quanto successo con il \u201crope the dope\u201d nelle strategie pugilistiche.<span style=\"line-height: 1.3em;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo classico del 1925 \u201cIl Mio Sistema\u201d Nimzowitsch propone la seguente metafora: <em>\u201cSe, nel corso di una battaglia, ci riesce di occupare con un manipolo di soldati una parte di territorio conteso, senza aver fatto nulla per prevenire un bombardamento nemico su tale territorio, potremmo dire di averlo davvero conquistato? Ovviamente no. E perch\u00e9 allora dovremmo dirlo negli scacchi? La pressione esercitata sul centro nemico da pezzi a lungo raggio, come la Torre e l\u2019Alfiere pu\u00f2 avere il ruolo che nella battaglia reale ha il bombardamento\u201d.<\/em> Negli scacchi moderni questi due modi di affrontare il problema del centro rappresentato le facce della stessa medaglia: non esiste una strategia intrinsecamente migliore, ma le strategie adottate dai giocatori tenderanno a ruotare attorno a questo tema. Il concetto chiave \u00e8 che di solito l\u2019occupazione del centro con i pedoni implica un guadagno di spazio ed in questo spazio extra il giocatore potr\u00e0 pi\u00f9 agevolmente manovrare con i propri pezzi, mentre al contrario l\u2019avversario sar\u00e0 costretto in uno spazio ristretto. Quindi si pu\u00f2 dire che l\u2019occupazione del centro porta al possesso di una spazio extra e se \u00e8 vero che questo \u00e8 un vantaggio, comporta anche delle responsabilit\u00e0 in quanto questo spazio (ed il centro che lo genera) vanno costantemente controllati dai tentativi di attacco o infiltrazione dell\u2019avversario. Niente di nuovo sotto il sole, il problema dell\u2019allargamento dei confini ha accompagnato tutta la storia dei popoli: pi\u00f9 un confine si espande, pi\u00f9 lo spazio che esso delimita diventa difficile da controllare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p>Views: 275<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle scelte strategiche relative allo spazio del gioco pi\u00f9 celebri della storia dello sport \u00e8 sicuramente quella adottata da Mohamed Al\u00ec nel suo incontro con Foreman del 1974, nel famoso match di Kinchasa, in Zaire. 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