{"id":344,"date":"2014-10-23T11:11:00","date_gmt":"2014-10-23T11:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/il-tempo-del-gioco-2\/"},"modified":"2021-02-18T11:50:55","modified_gmt":"2021-02-18T11:50:55","slug":"il-tempo-del-gioco-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/il-tempo-del-gioco-2\/","title":{"rendered":"Il tempo del gioco\/2"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span>Ecco la seconda parte dell&#8217;articolo di Nicola Vozza sul <em>&#8220;turtle time&#8221;<\/em>. Un termine coniato per il tennis ma che ben si adatta, come capirete leggendo, anche agli scacchi. E d&#8217;altronde in entrambi gli sport tu sei solo contro il tuo avversario, con tutte le implicazioni psicologiche che questo comporta. <strong><em>La Redazione\u00a0<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il campione di tennis statunitense\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Brad_Gilbert\" target=\"_blank\" style=\"line-height: 1.3em;\" rel=\"noopener noreferrer\">Brad Gilbert<\/a>\u00a0<strong><em>(nella foto in alto)<\/em><\/strong> chiama questa strategia \u201c<em>turtle time<\/em>\u201d e spiega che il suo scopo \u00e8 quello di modificare le dinamiche di quello che sta succedendo sul campo di gioco. La vittima del \u201cturtle time\u201d diventa impaziente, quando si diventa impazienti si tende a fare le cose di fretta, quando si fanno le cose di fretta si commettono errori fisici e mentali. Quando si commettono degli errori si perdono dei punti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gioco di un tennista pu\u00f2 uscirne distrutto se non \u00e8 in grado di trovare delle contromisure immediate. Gilbert racconta di un suo match contro il grande\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ivan_Lendl\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Ivan Lendl<\/a>\u00a0<strong><em>(nella foto in basso)\u00a0<\/em><\/strong>nei quarti di finale di un torneo internazionale del 1986. All\u2019epoca Lendl era il numero uno del ranking mondiale, mentre Gilbert si aggirava intorno al dodicesimo posto, e in pi\u00f9 non aveva mai battuto Lendl in precedenza. Gilbert afferma che in quel match sentiva una certa pressione perch\u00e9 era consapevole che una sua vittoria sarebbe stata psicologicamente molto importante per la sua carriera ed in pi\u00f9 sentiva che una vittoria quel giorno era alla sua portata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco come andarono le cose nel racconto di Gilbert. Lendl vinse il primo set, ma poi Gilbert trov\u00f2 il suo ritmo e vinse il secondo set per 6 \u2013 3 e si port\u00f2 a condurre 2 a 0 con il servizio a disposizione nel terzo e decisivo set. A Gilbert sarebbe stato sufficiente mantenere i suoi game di servizio per aggiudicarsi il match. Lendl a questo punto capisce che per rimanere in partita deve fare qualcosa e possibilmente deve farlo in fretta. \u00c8\u00a0 ovvio ad entrambi i giocatori che Gilbert \u00e8 nella \u201czona\u201d, uno di quei momenti in cui si \u00e8 concentrati, con buoni colpi, buoni piedi e un\u2019attitudine positiva. L\u2019inerzia del match era tutta dalla parte di Gilbert, e Lendl intuisce che questa \u00e8 proprio la cosa pi\u00f9 importante, interrompere l\u2019inerzia, fare uscire Gilbert dalla \u201czona\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gilbert racconta che si stava preparando a servire per il terzo game del terzo set, ed era praticamente pronto quando Lendl si rivolse all\u2019arbitro chiedendogli di ricordare al pubblico di non usare flash. Gilbert fa notare che dopo due ore di tennis e due set e mezzo, il pubblico non scatta pi\u00f9 fotografie perch\u00e9 ha gi\u00e0 finito le pellicole. Ovviamente la richiesta di Lendl aveva l\u2019unico scopo di spezzare il ritmo di Gilbert. Viene giocato un punto. Subito dopo Lendl cammina verso il giudice di linea e gli chiede se \u00e8 sicuro della chiamata. E gi\u00e0 che c\u2019\u00e8 gli chiede anche della chiamata precedente, e suggerisce che forse il giudice di linea dovrebbe prestare pi\u00f9 attenzione. Poi lentamente torna sulla linea di fondocampo, scuotendo la testa come per dire, ehi, quanto \u00e8 difficile questa vita! Prima di arrivare alla linea di fondo si ferma ancora per asciugarsi con l\u2019asciugamano. Niente che non sia legittimo, semplicemente, lentamente sta cercando di rallentare il ritmo del gioco. Gilbert \u00e8 pronto a servire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img decoding=\"async\" src=\"images\/Cordara\/lendl.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lendl un attimo prima della sua battuta si rivolge all\u2019arbitro, dicendogli di dire a Gilbert di non metterci cos\u00ec tanto a servire, perch\u00e9 sta distruggendo il gioco. Gilbert fa notare all\u2019arbitro che sta servendo come ha fatto tutta la partita, e l\u2019arbitro \u00e8 d\u2019accordo, ma lentamente la trappola di Lendl sta iniziando a funzionare. \u201cIl mio ritmo e la mia concentrazione non sono pi\u00f9 gli stessi, Lendl cerca di non farmi pensare ai miei colpi, ma a quanto ci sto mettendo per battere, e ci sta riuscendo. Poich\u00e9 mi accorgo di tutto questo, per reazione cerco di contrastare la sua strategia di rallentare il gioco accelerandolo, inizio a fare le cose pi\u00f9 in fretta e divento impaziente. Non \u00e8 la cosa giusta da fare, anzi \u00e8 esattamente quello che voleva Lendl. Perdo il servizio. Lendl va a servire. Sono furioso, voglio un altro break e lo voglio subito. Lentamente Lendl si avvicina alla linea di servizio. Io sono pronto, ma lui non ancora. Inizia con la sua routine delle sopracciglia, (ricordiamo Lendl era solito giocare con le sopracciglia nei momenti topici). Poi deve decidere con quale palla servire. Ne guarda una, poi ne prende un\u2019altra e la guarda ancora. Poi ancora la prima. Poi inizia a giocare con le palle poi le guarda ancora una per una. Finalmente decide; io sono ancora nella posizione di risposta. Pronto a servire? Lendl inizia a far rimbalzare la palla che ha scelto. Una, due, tre volte. Quattro. Aspetta un minuto deve avere del sudore sugli occhi, si asciuga, e ricomincia a far rimbalzare la pallina. Una, due, tre volte. Ferma tutto, Ivan cerca nelle tasche della polvere di gesso. Batte la sua racchetta un paio di volte. Io sono ancora nella posizione di ricezione al servizio. Un colpo della racchetta alle scarpe. Fa rimbalzare la palla ancora una volta. Mi guarda. Serve. Ace! Lendl conduce 15 a zero. Io sono ancora nella posizione di ricezione al servizio. Da 2 a 0 per me nel terzo set non vincer\u00f2 pi\u00f9 un altro game, Lendl vinse sei giochi di fila per aggiudicarsi il terzo set per 6 a 2. Questo \u00e8 il Turtle time.\u201c<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella volta Lendl riusc\u00ec a spezzare il ritmo e la concentrazione di Gilbert, ma come bisogna comportarsi per contrastare la strategia di rallentare il gioco? Gilbert d\u00e0 una serie di consigli, ripete pi\u00f9 volte che bisogna essere pazienti, ma in pratica il concetto chiave \u00e8 che bisogna mantenere l\u2019iniziativa. Non c\u2019\u00e8 niente che si possa fare per velocizzare il ritmo dell\u2019avversario, ma possiamo fare molto con le nostre azioni, possiamo metterci anche noi a far rimbalzare la palla otto o nove volte, possiamo fermarci a legarci le scarpe e ostentare il gesto, l\u2019unica cosa che non bisogna fare \u00e8 subire l\u2019iniziativa psicologica dell\u2019avversario. In conclusione Gilbert ricorda:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMa quella volta con Lendl le cose non funzionarono perch\u00e9 non mi accorsi in tempo della sua tattica e quando me ne accorsi reagii con rabbia e frustrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 onesto dire che non fu l\u2019atteggiamento di Lend il motivo per cui persi, ma la dinamica di un match \u00e8 volatile, e persi il match perch\u00e9 non fui capace di rispondere correttamente alla strategia di Lendl.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La gestione del tempo del resto \u00e8 un attivit\u00e0 che viene ormai insegnata nei corsi per manager. La prima legge di Parkinson sostiene che \u201cil lavoro si espande fino ad occupare tutto il tempo disponibile; pi\u00f9 \u00e8 il tempo e pi\u00f9 il lavoro sembra importante e impegnativo\u201d. In altre parole, dato un tempo a disposizione, esso sar\u00e0 impiegato per terminare una certa attivit\u00e0; quindi se avremo poco tempo lo useremo tutto, se ne avremo molto, lo useremo tutto lo stesso. Se si ha un certo tempo per svolgere un determinato compito, si impiegher\u00e0 quel tempo, se il tempo a disposizione \u00e8 il doppio, o il triplo, si user\u00e0 comunque tutto il tempo a disposizione, che tender\u00e0 a sembrarci poco. Queste considerazioni ci portano ad un&#8217;altra legge, quella di Pearlman, la quale sostiene che il prodotto dello sforzo per il tempo \u00e8 una costante, che implica che spesso si tende a concentrarci non tanto sullo sforzo da mettere in campo per compiere una certa attivit\u00e0, quanto sul tempo a disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per imparare a gestire il tempo, si pu\u00f2 iniziare a riconoscerne tre tipologie:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; il tempo imposto dal sistema<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; il tempo imposto dagli altri<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; il tempo che governiamo da soli<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gilbert sarebbe d\u2019accordo nell\u2019affermare che il terzo set del suo match con Lendl si \u00e8 svolto in gran parte \u201cnel tempo imposto dagli altri\u201d. E anche se in una maniera leggermente diversa l\u2019aver subito troppo il tempo imposto da Kasparov \u00e8 stato l\u2019errore che in pratica \u00e8 costato a Karpov il titolo di campione del mondo di scacchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span>Gli esperti di organizzazione aziendale hanno provato a formulare delle regole per la corretta gestione del tempo.\u00a0<\/span>Alcune di esse sono:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Usare del tempo per organizzare il tempo, programmando in anticipo l\u2019utilizzo del proprio tempo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Essere sempre consapevoli del tempo che impieghiamo nelle diverse attivit\u00e0 e valutare l\u2019efficienza del tempo impiegato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Assegnare un budget temporale a ogni attivit\u00e0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Essere realista nella valutazione del tempo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Privilegiare le sequenze di lavoro omogeneo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Prendere coscienza della soggettivit\u00e0 del tempo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Privilegiare l\u2019essenziale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Non rimandare a pi\u00f9 tardi le decisioni da prendere<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Assegnare un ordine di priorit\u00e0 ai compiti da realizzare, che \u00e8 come dire fissare o analizzare in dettaglio il sistema di punteggio del nostro gioco<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Tenere conto dei propri ritmi e dei ritmi dell\u2019azienda<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Alternare i compiti di natura differente evitandone la dispersione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Ottimizzare l\u2019utilizzo delle capacit\u00e0 cerebrali, magari imparando a farlo dai campioni dello sport, come Lendl e Kasparov.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p>Views: 136<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco la seconda parte dell&#8217;articolo di Nicola Vozza sul &#8220;turtle time&#8221;. 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