{"id":541,"date":"2015-03-03T14:44:00","date_gmt":"2015-03-03T14:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/il-paradosso-del-baro-1\/"},"modified":"2021-02-18T11:50:53","modified_gmt":"2021-02-18T11:50:53","slug":"il-paradosso-del-baro-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/il-paradosso-del-baro-1\/","title":{"rendered":"Il paradosso del baro\/1"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte ad un sistema di regole sono possibili diversi atteggiamenti: un giocatore pu\u00f2 rifiutarne una parte o il tutto, ma il rifiuto finisce per dare il via ad un processo che porta alla codifica di nuove regole. Un\u2019altra possibilit\u00e0 \u00e8 quella del baro, che infrange le regole ma finge di rispettarle.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><img decoding=\"async\" src=\"images\/Cordara2\/1.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block; align: middle;\" \/><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si accettano le regole allora giocare il gioco diventa la ricerca della libert\u00e0 nei limiti concessi. La libert\u00e0 la si pu\u00f2 cercare nello spazio del gioco, utilizzando il campo da gioco nella maniera pi\u00f9 opportuna, oppure nel tempo del gioco, ed in questo caso il giocatore cercher\u00e0 strategie che sfruttino il sistema di durata e le regole di punteggio stabilite dal sistema di regole. Ancora, la si pu\u00f2 trovare nel materiale di gioco, sbilanciandolo con l\u2019obiettivo di dimostrare che poi con la mia organizzazione, i miei pezzi giocheranno meglio. Ma spesso il giocatore pu\u00f2 decidere di lasciarsi aiutare dal caso.\u00a0Le regole determinano ci\u00f2 che varr\u00e0 dentro quel mondo temporaneo e delimitato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non appena si trasgrediscono le regole, il mondo del gioco crolla. Non esiste pi\u00f9 gioco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giocatore che s\u2019oppone alle regole o vi si sottrae, \u00e8 un guastafeste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il baro \u00e8 colui che per ottenere un vantaggio infrange le regole, ma finge di rispettarle, ed in questo \u00e8 completamente diverso dal \u201cguastafeste\u201d. Per dirla con Callois, il baro finge di giocare il gioco, in apparenza continuando a riconoscerne il cerchio magico. I partecipanti al gioco perdonano la sua colpa pi\u00f9 facilmente che al guastafeste, perch\u00e9 quest\u2019ultimo infrange il loro mondo stesso. Perci\u00f2 egli deve essere annientato, giacch\u00e9 minaccia l\u2019esistenza della comunit\u00e0 \u201cgiocante\u201d. Il baro invece non \u00e8 un guastafeste, finge di attenersi alle regole e continuer\u00e0 a giocare finch\u00e9 non sar\u00e0 colto in fragrante, ma in alcuni sistemi di regole, anche dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il guastafeste non vuole pi\u00f9 giocare il nostro gioco, mentre il baro truffa perch\u00e9 aspira ad ottenere un vantaggio che si realizza nell\u2019ambito del gioco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In prima impressione, ci verrebbe da dire che il baro, il truffatore annullino, distruggano il gioco, la cui essenza sta proprio nel rispetto delle regole. Tuttavia un esame pi\u00f9 approfondito ci mostra che le cose non stanno cos\u00ec ed anzi \u00e8 molto frequente che gli eroi dei nostri miti, delle nostre leggende, delle nostre storie e anche delle nostre cronache, siano dei bari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><img decoding=\"async\" src=\"images\/Cordara2\/2.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block; align: middle;\" \/><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio, nella favola della lepre e del riccio \u00e8 quest\u2019ultimo l\u2019eroe della storia, eppure \u00e8 proprio lui a scegliere di ricorrere all\u2019inganno per vincere la corsa. Dopo che una lepre gli fece notare che aveva le gambe storte, il riccio si offese e propose alla lepre una gara di velocit\u00e0. Prima della gara il riccio and\u00f2 a casa e parl\u00f2 con la moglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cHo fatto una scommessa con la lepre: vogliamo stabilire chi corre pi\u00f9 in fretta\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDevi aver perduto la testa! Fare una gara con la lepre! Quella ha le zampe agili e tu le hai storte e lente.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSe la lepre ha le zampe agili, io ho agile il cervello. Fai come ti dico, vieni con me al campo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrivati al campo arato, il riccio spieg\u00f2 il suo piano alla moglie:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cTu nasconditi a questa estremit\u00e0 del solco: io e la lepre partiremo dall\u2019altro capo. Quando la lepre si sar\u00e0 lanciata, io torner\u00f2 indietro e, appena arriver\u00e0 da te, tu fatti vedere e grida: \u201cE\u2019 da un pezzo che ti aspetto\u201d. Lei non potr\u00e0 distinguerti da me e creder\u00e0 che sia io a trovarmi qui\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec andarono le cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La moglie del riccio si nascose nel solco. Il riccio e la lepre partirono dall\u2019estremit\u00e0 opposta. Appena la lepre distanzi\u00f2 il riccio, questi torn\u00f2 indietro e si nascose nel solco. La lepre giunse in fondo al solco: ma chi vide? Un riccio era l\u00e0 seduto e le disse: \u201cE\u2019 da un pezzo che ti aspetto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lepre non si accorse che quella era la moglie del riccio e pens\u00f2: \u201cChe strano! Come ha fatto a sorpassarmi?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cEbbene\u201d disse al riccio. \u201cRicominceremo la gara\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cCome vuoi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lepre torn\u00f2 d\u2019un baleno all\u2019altro capo del solco\u2026 chi vide? Il riccio che le disse: \u201cEh, eh, sorella! Arrivi tardi: \u00e8 gi\u00e0 un pezzo che sto qui ad aspettarti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cCome?\u201d pens\u00f2 la lepre, \u201cho corso a gambe levate, eppure lui mi ha sorpassato. Ebbene, prover\u00f2 una terza volta: ora non mi superer\u00e0\u201d. E disse:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cForza. Ripetiamo la gara\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lepre corse con quanto fiato aveva, ma\u2026 il riccio era di nuovo l\u00e0 seduto che l\u2019aspettava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec continu\u00f2 a correre da un capo all\u2019altro del solco, finch\u00e9 rest\u00f2 senza forze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine riconobbe la sua sconfitta e dichiar\u00f2 che non avrebbe fatto mai pi\u00f9 simili scommesse.\u00a0\u00a0Ma in un\u2019altra versione della storia la lepre corre tra i due solchi fino a che non le mancano le forze e stramazza al suolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><img decoding=\"async\" src=\"images\/Cordara2\/3.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block; align: middle;\" \/><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ambiguit\u00e0 di comportamenti nei confronti di questo particolare atteggiamento nei confronti delle regole \u00e8 molto evidente nel mondo del calcio. Nel suo bel libro, \u201cThe Italian Job\u201d Gianluca Vialli affronta, tra le altre cose, il problema dei simulatori. In un confronto tra i diversi atteggiamenti in Italia ed Inghilterra riconosce che il fenomeno \u00e8 molto pi\u00f9 diffuso in Italia, tuttavia racconta che nessuno lo ha mai incoraggiato a buttarsi al minimo contatto. Vialli per\u00f2 ci fa vedere come \u201ccerte cose si apprendano in modi pi\u00f9\u00a0sottili\u201d:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMondonico, per esempio era uno spirito libero, ma anche lui voleva vincere. Era solito unirsi alle nostre partitelle e, come spesso fanno gli allenatori, arbitrava mentre giocava. Puntualmente, se la sua squadra stava perdendo o se alla fine dell\u2019allenamento il punteggio era in parit\u00e0, cadeva in area e si dava un rigore. Succedeva molto spesso. A volte lo faceva per scherzo, altre era tremendamente serio. Dicono che le azioni siano pi\u00f9 eloquenti delle parole e, per me, questi erano fatti eloquenti. Che ridesse mentre fischiava il rigore o che fingesse di aver davvero subito fallo, il messaggio era lo stesso: non sopportava la sconfitta ed era pronto a fare qualsiasi cosa pur di vincere. Era chiaro a tutti. E, in questo senso, era parte della nostra educazione calcistica. All\u2019epoca, molti non vedevano certi espedienti per quello che sono veramente: un imbroglio. Erano ritenuti mosse intelligenti, anzi, come si dice in Italia, furbe. \u201cFare il furbo\u201d ha connotazioni negative, tuttavia \u00e8 una parte del gioco che \u00e8 accettata come qualcosa che \u00e8 impossibile da sradicare. Succede, e basta. Quando un avversario si guadagnava un rigore buttandosi o esagerando un leggero contatto, l\u2019atteggiamento di giocatori e allenatori non era di condanna, bens\u00ec di rimprovero verso i nostri difensori per averlo lasciato fare. Stavamo entrando nella realpolitik del calcio. Le cose brutte succedono; sta a te non farle succedere. \u2026\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vialli passa poi a chiedersi che rapporti ci possono essere tra queste considerazioni e il pensiero di Machiavelli (nell\u2019immagine iniziale un particolare di un suo ritratto eseguito da Santi di Tito)\u00a0ed in particolare del suo capolavoro, \u201cIl Principe\u201d, che viene definito come una sorta di guida pratica alla conquista e al mantenimento del potere. Vialli chiarisce che Machiavelli fece molta attenzione a non dare un giudizio etico o morale su determinate azioni, affrontandole invece da un punto di vista puramente pratico. Il suo messaggio \u00e8 che se hai uno scopo, lo persegui con qualsiasi mezzo necessario, e tutto ci\u00f2 che fai \u00e8 volto al suo raggiungimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cCome applicare queste idee al calcio? \u201c. \u201cCos\u2019avrebbe pensato Machiavelli a proposito del barare?\u201d \u201cDel buttarsi per ottenere un rigore, o meglio ancora, della \u201cmano di Dio\u201d, di Diego Armando Maradona?\u201d (a cui verr\u00e0 dedicato un post specifico nei prossimi giorni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vialli conclude che secondo\u00a0Machiavelli \u201cnon sarebbe stato un problema, a patto di non farsi scoprire. Avrebbe anche sottolineato, per\u00f2, che buttarsi per ottenere un rigore \u00e8 un azione che va compiuta raramente, ma con grande convinzione. Se ci pensate, ha senso. Se un giocatore simula troppo spesso, i suoi avversari cominceranno a detestarlo. Inoltre, quel giocatore si guadagner\u00e0 la reputazione di baro e \u201ctuffatore\u201d. Il che non solo danneggerebbe la sua immagine, ma potrebbe indurre gli arbitri a diffidare di lui, rendendoli meno propensi a fischiare un rigore. Poi c\u2019\u00e8, naturalmente il fatto che oggi, un giocatore che si butta e si fa beccare deve essere ammonito. Pertanto, la perla di saggezza di Machiavelli circa il barare potrebbe essere la seguente: fatelo solo quando i benefici superano nettamente i rischi, quando siete sicuri di non essere scoperti e, soprattutto, non troppo spesso.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span><img decoding=\"async\" src=\"images\/Cordara2\/4.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" style=\"margin-right: auto; margin-left: auto; display: block; align: middle;\" \/><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modo in cui il mondo del calcio ha reagito alla \u201cmano di Dio\u201d, il gol di mano di Diego Armando Maradona nella partita Argentina \u2013 Inghilterra dei mondiali del 1986, citato nella puntata precedente, \u00e8 forse uno degli esempi\u00a0pi\u00f9 significativi per cercare di giungere a capo del paradosso del baro. Apparentemente il pensiero di Machiavelli non corrisponde pi\u00f9 al pensiero dominante, eppure sbaglieremmo se ci aspettassimo la condanna di un comportamento cos\u00ec spudoratamente irregolare come quello di segnare un gol di mano nel gioco del\u00a0calcio. Alla fine del primo tempo il risultato era fermo sullo 0-0, ma al\u00a0\u00a050\u00b0 minuto un cross nell\u2019area di rigore inglese fu toccato con la mano da Maradona: Diego salt\u00f2 in alto e spinse con il pugno la palla verso la rete. L\u2019arbitro non si accorse del tocco di mano e convalid\u00f2 il gol, nonostante le proteste di tutta la squadra inglese. Subito dopo, Maradona segn\u00f2 un altro gol, spesso indicato come il pi\u00f9 bello della storia del\u00a0calcio. Conquist\u00f2 la palla nella sua met\u00e0 campo e si lanci\u00f2 sulla destra, super\u00f2 sei giocatori inglesi, ed infine effettu\u00f2 un\u2019ultima finta scavalcando il portiere inglese, siglando il 2 a 0 al 55\u2019. A molti piace pensare che questo capolavoro fu una specie di risarcimento per il gesto irregolare compiuto poco prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scrittore Martin Amis ci ricorda che\u00a0\u201cNell\u2019America del Sud si dice a volte che la chiave per capire il carattere degli argentini si trovi nella loro valutazione dei due gol contro l\u2019Inghilterra di Maradona: in Argentina, \u00e8 il primo gol e non il secondo quello che piace veramente. \u2026 Per il macho argentino (o cos\u00ec dice almeno questa calunniosa generalizzazione \u2013\u00a0aggiunge Amis) i modi furbi danno molta pi\u00f9 soddisfazione di quelli corretti. Pi\u00f9 in generale, in questa cultura,\u00a0(o forse nella sua caricatura, aggiungiamo noi), l\u2019umiliazione, l\u2019abiezione \u00e8 il giocare sempre secondo le regole.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma forse non sono solo gli argentini ad apprezzare maggiormente il primo gol: nel dicembre del 2006 la squadra di Coppa Davis della Russia doveva affrontare proprio l\u2019Argentina; al tennista russo Marat Safin era capitato di incontrare Maradona nei giorni precedenti l\u2019incontro; ed ecco come comment\u00f2 la sua vittoria nel singolare decisivo contro Jos\u00e8 Acasuso: \u201cHo stretto la mano a Maradona, sabato, e questo mi ha portato fortuna; era la sinistra, la cosiddetta Mano di Dio. Credo che il suo tocco da Re Mida mi abbia contagiato. Non avevo mai incontrato prima Maradona, lo avevo visto solo in televisione. \u00c8 stato un grande onore per me stringergli la mano, la stessa con la quale ha segnato quel famoso gol ai Mondiali\u201d.\u00a0Gaetano Quagliarello su \u201cIl Mattino\u201d del 22 marzo 2006 si spinge a dire che \u201c\u2026 in quella circostanza specifica, il suo comportamento pu\u00f2 persino considerarsi responsabile\u201d, secondo Quagliarello \u201ca volte, nella vita la responsabilit\u00e0 richiede il costo di qualche forzatura e persino di qualche compromesso con se stessi\u201d. \u2026 \u201cSicch\u00e9 in politica come nel pallone, ogni tanto un gol di mano pu\u00f2 anche non fare male. Pu\u00f2 servire a riflettere sulle regole; ad evitare che le egemonie si sclerotizzino\u2026\u201d Insomma, siamo ancora a ragionare intorno al pensiero di Machiavelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0<strong><em>continua&#8230;<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Views: 1097<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di fronte ad un sistema di regole sono possibili diversi atteggiamenti: un giocatore pu\u00f2 rifiutarne una parte o il tutto, ma il rifiuto finisce per dare il via ad un processo che porta alla codifica di nuove regole. Un\u2019altra possibilit\u00e0 \u00e8 quella del baro, che infrange le regole ma finge di rispettarle. 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