{"id":724,"date":"2016-04-13T21:14:55","date_gmt":"2016-04-13T21:14:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/decisioni-difficili\/"},"modified":"2021-02-18T11:50:26","modified_gmt":"2021-02-18T11:50:26","slug":"decisioni-difficili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/decisioni-difficili\/","title":{"rendered":"Decisioni difficili"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Lo spazio del gioco \u00e8 il luogo in cui vengono prese le decisioni, e le regole da un lato sono dei paletti, ma dall\u2019altra sono il motore stesso della creativit\u00e0, perch\u00e9 \u00e8 proprio appoggiandosi a quelle norme pi\u00f9 o meno rigide che il giocatore pu\u00f2 trovare i necessari sostegni per esplorare lo spazio del suo gioco, sperimentando scelte diverse, e creando un proprio stile.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ogni qual volta lo spazio del gioco \u00e8 abbastanza complesso, prendere una decisione razionale pu\u00f2 essere difficile o estremamente faticoso, ed allora, in certe circostanze pu\u00f2 entrare in gioco il caso. In realt\u00e0 si ha la tendenza a pensare che, almeno le scelte importanti dovrebbero essere del tutto razionali, nel senso di essere assolutamente ponderate e riflettute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo slogan \u201cNon lasciare niente al caso\u201d \u00e8 molto utilizzato ed ovviamente per tutta una serie di attivit\u00e0 e di situazioni \u00e8 del tutto auspicabile seguire questo consiglio, ma \u00e8 altrettanto vero che in innumerevoli circostanze gli uomini hanno razionalmente scelto di affidare alla sorte le loro decisioni, ed ormai sono parecchi anni che la teoria dei giochi ha dimostrato matematicamente che in molte situazioni affidarsi al caso \u00e8 proprio la scelta migliore, quella, appunto, pi\u00f9 razionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dino Risi, il regista, ha raccontato alla giornalista Irene Bignardi un episodio che altro non \u00e8 se non una vera e propria ordalia in chiave moderna. Risi racconta che il periodo dell\u2019estate del 1961 in cui fu girato \u201cIl sorpasso\u201d fu \u201cuna vacanza fantastica\u201d, e che tutti si divertivano, meno Cecchi Gori, che produceva il film e che era molto preoccupato per il finale, inconsueto per quel genere, che gi\u00e0 veniva chiamato commedia all\u2019italiana. Dice Dino Risi: <em>\u201cIl povero Cecchi Gori non era affatto contento, e a mano a mano che risalivamo l\u2019Aurelia, a ogni tappa, da Civitavecchia a Castiglioncello, cercava disperatamente di convincermi a buttarlo. Io prendevo tempo. Quella scena, la scena in cui dopo la lunga corsa dei due sull\u2019Aurelia la macchina si trova di fronte a un camion in un sorpasso, e Gassman salta fuori in tempo e Trintignant rimane imprigionato e precipita con l\u2019auto dalla scogliera, era ovviamente prevista per l\u2019ultimo giorno di lavorazione, perch\u00e9 poi la macchina non sarebbe pi\u00f9 stata utilizzabile\u201d. Si era ormai alla fine di settembre, il tempo era incerto, l\u2019estate stava per finire. \u201cE Cecchi Gori, da buon giocatore, ha tentato la sua ultima carta. Ha detto: facciamo cos\u00ec, che se domani piove, come a lui sembrava che dovesse succedere, si torna tutti a Roma, e il film finisce con Bruno Cortona e Roberto che se ne vanno felici e contenti, ormai amici per sempre. B\u00e8, non \u00e8 piovuto. Il finale sarebbe stato il mio\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche grazie a questo finale amaro, \u201cIl sorpasso\u201d \u00e8 diventato un classico del cinema italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ivar Ekeland nel suo libro \u201cA caso. La sorte, la scienza e il mondo\u201d ci racconta\u00a0 la storia di come il re di Norvegia e il re di Svezia si giocano una citt\u00e0 ai dadi, secondo un antica narrazione della letteratura norvegese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torstein Frode narra che a Hising c\u2019era una citt\u00e0 che aveva legato la sua sorte ora alla Norvegia ora alla Svezia. <em>\u201cI due re si accordarono allora di tirare a sorte per decidere a chi dovesse toccare il possesso della citt\u00e0: essi avrebbero lanciato i dadi e avrebbe vinto chi avesse conseguito il totale pi\u00f9 elevato. Il re di Svezia ottenne due sei, e disse che non era pi\u00f9 il caso che il re Olav lanciasse i dadi a sua volta. Ma questi rispose, scuotendo i dadi nel suo pugno: \u201cin questi dadi rimangono ancora due sei, e non \u00e8 difficile a Dio, mio Signore, farli uscire\u201d. Lanci\u00f2 i dadi, e ottenne un doppio sei. Fu poi di nuovo la volta del re di Svezia, che ottenne un altro doppio sei. Poi lanci\u00f2 il re Olav, e uno dei dadi diede ancora sei, ma l\u2019altro si ruppe in due pezzi, che diedero la somma di sette punti. La citt\u00e0 spett\u00f2 dunque al re Olav&#8221;.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ekeland fa poi notare che in questo caso il ricorso alla sorte pu\u00f2 essere interpretato in chiave moderna come un procedimento per dividere in due una cosa indivisibile. I due re, volevano entrambi governare quella citt\u00e0, ma non erano disposti a combattere per questo obiettivo e vedevano in un condominio pi\u00f9 inconvenienti che vantaggi, e trovarono questo modo per esercitare i loro diritti. Dare a qualcuno met\u00e0 di un oggetto, o accordandogli una probabilit\u00e0 su due di poterlo avere per intero, \u00e8 pressappoco la stessa cosa, e solo la seconda soluzione \u00e8 praticabile quando l\u2019oggetto \u00e8 indivisibile. Questo procedimento \u00e8 ben noto oggi ai teorici dell\u2019economia, che se ne servono per affermare che ogni bene \u00e8 indefinitamente divisibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In certe situazioni affidarsi al caso pu\u00f2 essere un metodo di scelta anche nel gioco razionale per eccellenza, gli scacchi. Sentite per esempio cosa consiglia il GM inglese John Nunn: <em>\u201cIl normale processo decisionale di uno scacchista non dovrebbe richiedere pi\u00f9 di un quarto d\u2019ora, nemmeno in situazioni abbastanza complesse. Se un giocatore impiega troppo tempo su una mossa, \u00e8 probabilmente segno che non esiste alcun seguito valido, oppure che la sua indecisione ha radici psicologiche e non tecniche. Se state meditando sulla vostra mossa gi\u00e0 da diversi minuti, e ancora non siete sicuri di cosa giocare, dovete a tutti i costi comportarvi in modo brutalmente pragmatico. Chiedetevi se qualche altro minuto davanti alla scacchiera potr\u00e0 realmente aiutarvi a trovare la mossa giusta. Ad esempio, le vostre profonde elucubrazioni potrebbero essere il frutto di un\u2019indecisione fra due mosse che vi sembrano di forza equivalente. Se dopo venti minuti non avete ancora scoperto un buon motivo per preferire una delle due, sembra ragionevole ipotizzare che in concreto entrambe le alternative possano andare bene. A furia di spremervi le meningi, potreste alla fine scovare una minuscola differenza tra le due, ma probabilmente questo non sarebbe il modo migliore di investire il vostro tempo. Prima di tutto, \u00e8 facile sbagliarsi quando si cerca di valutare una posizione fin nei minimi dettagli; in secondo luogo, serve a poco ottenere un vantaggio microscopico se poi ci si ritrova in un forte Zeitnot (cio\u00e8 senza pi\u00f9 tempo di riflessione) dove si lasciano in presa pezzi vari. \u2026. Perci\u00f2, io vi consiglierei senz\u2019altro di fidarvi del vostro intuito nello scegliere fra varie mosse dall\u2019aspetto equivalente; se poi neanche cos\u00ec riuscite a trovare un motivo per esprimere la vostra preferenza, selezionate le mosse che vi sembrano giocabili ed effettuatene una a caso\u201c.<\/em><\/p>\n<p>Views: 125<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo spazio del gioco \u00e8 il luogo in cui vengono prese le decisioni, e le regole da un lato sono dei paletti, ma dall\u2019altra sono il motore stesso della creativit\u00e0, perch\u00e9 \u00e8 proprio appoggiandosi a quelle norme pi\u00f9 o meno rigide che il giocatore pu\u00f2 trovare i necessari sostegni per esplorare lo spazio del suo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":184,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"pgc_sgb_lightbox_settings":"","footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-724","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-scacchi-e-cultura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/724","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/wp-json\/wp\/v2\/users\/184"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=724"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/724\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3165,"href":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/724\/revisions\/3165"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=724"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=724"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scacchisticatorinese.it\/portale\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=724"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}