Il polpo vince
Il gioco degli scacchi è come il mare: vecchio e implacabile, immenso e misterioso, docile e crudele con i mille e mille naufragati in lui.
Iniziamo un viaggio partendo dagli abissi marini alla scoperta degli oscuri legami tra il mondo degli animali e quello della scacchiera. Davanti a noi guizza una nuvola di pesciolini colorati. Si muovono in formazione, come inseparabili catene di pedoni, e virano all'improvviso per non restare isolati. L'oceano ha una dimensione verticale ed i pesciolini sembrano volare in un cielo in parte chiaro ed in parte scuro. Stanno scendendo dove i raggi del sole stentano a penetrare e ad un tratto ci appare un polpo, mollusco dallo sguardo acuto e dalle sorprendenti doti strategiche. E' così astuto da mascherarsi con i resti dei suoi pasti per sorprendere più facilmente una nuova preda.
Alcuni ricercatori inglesi dell'università di Cambridge hanno deciso di mettere alla prova le sue capacità cognitive. Dando ai polpi premi o punizioni, hanno scoperto che era possibile insegnar loro a distinguere varie forme geometriche, dimensioni e livelli di luminosità. In altre parole il polpo era in grado, dopo alcune prove, di capire se attaccando un oggetto avrebbe ottenuto un premio od una punizione.
In uno dei tanti esperimenti i ricercatori sono riusciti ad insegnare ad un polpo a scegliere tra quadrati diversi, righe verticali e orizzontali e oggetti bianchi e neri. Insomma questo animale a corpo molle potrebbe in futuro finire sul vostro tavolo, nascosto tra patate e limoni, per sferrarvi a sorpresa il più verace dei Matti! Ma non é tutto. Anche bendati i polpi superavano brillantemente ogni test grazie ai sensibilissimi tentacoli.
All'acquario della Stazione Zoologica di Napoli si è giunti addirittura ad una straordinaria scoperta. Qui un polpo è stato messo in una vasca trasparente da dove poteva osservare un altro polpo mentre sceglieva tra una palla bianca ed una palla rossa. Anche qui la scelta di un colore invece che di un altro comportava un premio od una punizione. Ebbene il polpo «spettatore» ha imparato osservando il suo «collega» quale colore era meglio scegliere.
Mi viene in mente che quando Capablanca non aveva ancora compiuto cinque anni entrò per caso nello studio di suo padre e lo trovò intento a giocare a scacchi con un dilettante. Prima di allora non aveva mai assistito ad una partita ma i pezzi lo attrassero a tal punto che tornò nei giorni successivi a fare da spettatore. Dopo pochissimo tempo disse al padre che si sentiva in grado di batterlo. Misurarono le loro forze e nacque una nuova stella nel firmamento scacchistico. Capablanca era un polpo di genio, ma come vedremo il cervello dei molluschi non ha niente di comparabile con quello dei vertebrati.
E' tempo di tornare in superficie per analizzare le capacità di pensiero di quei devoti e affettuosi rotolini di pelo che sono i cani.
Fra tutte le razze oggi conosciute, il barbone è sicuramente quello che si presta meglio ai nostri scopi. Gli scienziati ci dicono che il barbone possiede una cavità cranica molto più ampia di qualsiasi altro cane e che il contorno generale e la struttura dello scheletro denotano una intelligenza straordinaria. E' cortese con gli altri cani, ma non permette eccessive confidenze. Non aggredisce ma se attaccato si difende fino alla morte. Seguirà il gregge, come un generale segue il suo esercito, proteggerà la vita del padrone e la sua proprietà. Farà il clown, figurerà bene nelle esposizioni, aggiungerà un sorriso alla vita. Se ben addestrato si comporterà all'interno del vostro appartamento come un giocatore di scacchi!
Avete letto bene e questa affermazione vale in misura diversa per tutte le razze del migliore amico dell'uomo. Ecco cosa afferma a proposito il notissimo divulgatore scientifico Piero Angela: «Un cucciolo di cane, alle sue prime esperienze, deve imparare molte cose: per esempio a non toccare un certo oggetto perchè punge, a evitarne un altro perchè scotta, o viceversa ad aprire uno sportello per trovare del cibo oppure a sospingere una porta per uscire sul terrazzo.
Quando diventa adulto, il cane si muove nell'appartamento conoscendo esattamente le cose che deve evitare per non ricevere una punizione, e le cose che deve fare per ricevere un premio. Non solo, ma ha imparato che una stessa cosa (saltare sul divano) può essere o no punitiva a seconda che avvenga in presenza di uno o dell'altro membro della famiglia.
Ora, immaginiamo che l'appartamento sia una scacchiera, e chiediamoci se, in fondo, la situazione in cui si trova uno scacchista non presenti una certa analogia con quella del barboncino.
Il giocatore di scacchi sa che ogni mossa può costituire per lui un pericolo oppure no, a seconda della presenza e delle disposizioni di questo e di quel pezzo, e ha imparato a conoscere quali sono le cose da evitare e quelle da fare: i movimenti che gli consentono di mangiare o che lo conducono ad essere mangiato.
Un giocatore inesperto, quando deve compiere una mossa, chiede il permesso di porre provvisoriamente il suo pezzo su una casella per vedere a quali pericoli sarà esposto. Quando diventerà un bravo giocatore questa visione diretta non gli sarà più necessaria. «Vedrà» il pezzo sulla casella, e «vedrà» le mosse avversarie che lo possono minacciare. Questa capacità di simulare mentalmente uno stimolo è forse il meccanismo essenziale del pensiero. Esso esiste, in misura minore, anche negli animali: una certa situazione può far loro immaginare i premi o le punizioni che ancora non vedono, ma che sono evocati per associazione di idee (come avviene per il cucciolo sul divano)».
Se per qualche ragione siete ancora convinti della superiorità dell'homo sapiens sugli altri animali (in fondo è l'unico che sa veramente giocare a scacchi) sappiate che Baldassarre Castiglione, vissuto all'inizio del sedicesimo secolo, afferma esattamente il contrario. Nel suo capolavoro intitolato «Il Cortegiano» sostiene che un portoghese riportò dalle Indie una scimmia che giocava a scacchi.
Vi fu un'occasione in cui la scimmia gli diede scacco matto in un batter d'occhio. L'uomo, comprensibilmente stizzito, prese il proprio Re e con questo diede uno scappellotto alla povera bestia. Poi chiese la rivincita alla scimmia, che riluttante gliela concesse. Prima di giocare la mossa vincente, la scimmia tolse un cuscino da sotto il braccio del suo avversario e tenendoselo in testa con una mano ridiede nuovamente Scacco Matto con l'altra!
Paolo Racioppo
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