Un racconto che può cambiare la vita…Sorridente


Von Goom’s Gambit, di Victor Contoski

Copyright © 1968 by Mercury Press, Inc., da The Magazine of Fantasy & Science Fiction.

Traduzione di Manlio Tonelli.

Reprinted from The Best From F & SF, 17th Series, Ace Books, 1968.


Non troverete il Gambitto di Von Goom nelle pagine di nessun trattato sulle aperture di scacchi. Il Moderne Schachtheorie di Ludvik Pachman, semplicemente, lo ignora. L’autorevole Teoria Debiutow Szachowych di Paul Keres ne fa menzione solo fuggevolmente, in una nota a pagina 239, avvertendo il lettore di non tentarlo mai, in nessuna circostanza, e assicurandosi che il consiglio venga seguito con il semplice espediente di non fornire altre informazioni sull’argomento. Archivi, del Professor Max Euwe, elenca il gambitto sotto le iniziali V.G. (Gambitto), ma fortunatamente non fornisce il numero di pagina. L’Enciclopedia degli Scacchi in venti volumi (quarta edizione) proclama che Von Goom è un mito, e lo classifica insieme ai lupi mannari e ai vampiri. Il suo Gambitto non viene menzionato. Vassily Nikolayevitch Krillov raccomanda caldamente il Gambitto di Von Goom nell’edizione inglese del suo libro, Teoria Russa dell’Apertura: l’edizione russa non ne fa alcuna menzione. Fortunatamente, Krillov non conosceva – né conosce tuttora – le mosse, così non ha potuto raccomandarle ai suoi lettori americani. Se lo avesse fatto, la guerra fredda sarebbe finita. In effetti, l’America intera sarebbe finita, e così, probabilmente, il mondo.

Von Goom era un ometto scialbo, come lo sono spesso gli inventori; e probabilmente fece per caso la sua scoperta, come accade sovente per le scoperte. Era il figlio illegittimo di una famosa attrice e di un’eminente personalità politica. Lo scandalo della sua nascita ossessionò i suoi primi anni di vita, e non appena poté farlo legalmente, egli cambiò il suo nome in Von Goom. Rifiutò di assumere un nome cristiano, affermando di non essere cristiano, un fatto che parve allora banale, ma che avrebbe spiegato tante cose di quest’uomo bizzarro. Crebbe molto in fretta, nei primi anni di vita, e raggiunse l’altezza di un metro e cinquantotto prima ancora di compiere dieci anni. Parve pensare, allora, che questa altezza fosse sufficiente, perché smise di crescere. Quando il suo cadavere venne misurato, dopo la sua improvvisa dipartita, l’esatta statura rilevata fu di un metro e cinquantotto centimetri. Poco dopo avere smesso di crescere, smise anche di parlare. Non smise di lavorare per il semplice fatto che non aveva mai
incominciato a farlo. Il patrimonio dei suoi genitori si dimostrò più che sufficiente ai suoi bisogni. Non appena ne ebbe la possibilità, abbandonò la scuola, e trascorse i venti anni successivi della sua vita leggendo romanzi di fantascienza e facendosi crescere un baffo su un solo lato del viso. Apparentemente, nel corso di questo periodo, a un certo punto imparò a giocare a scacchi.

Il 5 Aprile 1997 si iscrisse al suo primo torneo scacchistico, il Campionato del Minnesota. Dapprima, i giocatori pensarono che fosse sordomuto, perché si rifiutava di parlare. Poi il direttore del torneo, annunciando gli accoppiamenti per il primo turno, commise un errore, annunciando: «Curt Brasket… Bianco; Van Goon… Nero.» Una voce sottile e tagliente, colma d’infinito sarcasmo, disse, «Von Goom.» Era la prima volta che Von Goom parlava, in vent’anni. Doveva parlare un’altra volta, prima della sua morte.

Von Goom non vinse il Campionato del Minnesota. Perse con Brasket in ventinove mosse. Poi perse con George Barnes in ventitré mosse , con K. N. Pederson in diciannove, Frederik G. Galvin in sette, James Seifert in trentanove. Il professor Milton Otteson lo sconfisse in tre mosse, e Baby George Jackson (che allora aveva cinque anni) in centodue. Successivamente, si ritirò per due anni dai tornei di scacchi.

La sua successiva comparsa avvenne il 12 Dicembre 1999, nel Torneo Open di Birmingham, dove perse tutti gli incontri. Nel corso dell’anno successivo, giocò il Festival Scacchistico di Fresno, il Congresso Scacchistico degli Stati orientali, il Campionato di Alaska, e la Corrida Scacchistica del Sud. Il bilancio dell’anno fu: avversari, quarantuno; Von Goom zero.

Von Goom, tuttavia, era un uomo deciso. Per un periodo di due anni e mezzo, successivamente, partecipò a tutti i tornei ai quali gli fu possibile partecipare. Il denaro non costituiva un ostacolo, né la distanza era una barriera. Acquistò un aereo privato, e imparò a pilotarlo, in modo da poter percorrere l’intero continente, e iscriversi a tutti i tornei esistenti. Al termine di quel periodo di due anni e mezzo, egli era ancora in attesa della sua prima vittoria.

Poi egli scoprì il suo Gambitto. La scoperta deve essere avvenuta casualmente, questo è certo, ma il credito – o piuttosto, l’infamia – di averne elaborato le varianti va certamente ascritto a Von Goom. I suoi malefici studi lo convinsero del fatto che il Gambitto poteva essere giocato sia con i Bianchi che con i Neri, indifferentemente. Non c’era alcuna difesa, contro di esso. Doveva avere passato molte terribili notti su una scacchiera, analizzando cose che l’uomo non avrebbe mai dovuto analizzare. La scoperta del Gambitto e ciò che esso implicava trasformarono i suoi capelli in una massa candida come neve, anche se il suo baffo solitario rimase di un bruno sporco fino al giorno della morte, che non era molto lontano.

La prima opportunità di giocare il Gambitto venne nel corso del Torneo Open della Grande New York. Il favorito del torneo, secondo le previsioni, era il Campione, il gran maestro Miroslav Terminsky, anche se il sentimento popolare era tutto per John George Bateman, Campione Universitario, che era anche membro della selezione americana di baseball, ed era il più giovane membro della Commissione per l’Energia Atomica. Ormai, Von Goom era diventato una figura familiare, quasi comica, nel mondo scacchistico. La gente aveva ormai accettato il suo silenzio, la sua ritrosia, perfino il suo mezzo baffo. Quando Von Goom firmò l’atto di iscrizione, alcuni concorrenti notarono che i suoi capelli erano diventati bianchi; ma quasi tutti gli altri lo ignorarono. Quindici minuti dopo l’inizio del primo turno, Von Goom
aveva vinto il suo primo incontro di scacchi. Il suo avversario era morto d’infarto.

Vinse anche il secondo incontro, quando il suo avversario venne preso da un violento attacco di vomito, dopo le prime sei mosse. Il terzo avversario si alzò dal tavolo, e abbandonò disgustato la sala del torneo, dichiarando che non avrebbe giocato mai più. Il quarto scoppiò in lacrime, distrutto, e cominciò a supplicare Von Goom di non giocare il Gambitto. Il direttore del torneo fu costretto a trasportare fuori della sala il poveretto. Il successivo avversario si limitò a rimanere seduto, fissando a occhi sbarrati la posizione di apertura di Von Goom, fino a quando il direttore non lo dichiarò sconfitto per abbandono.

La sua catena di vittorie lo aveva posto nelle primissime posizioni della graduatoria del torneo, e l’avversario successivo fu il Campione Universitario, John George Bateman, un giocatore di temperamento caldo, che basava sull’attacco il suo gioco. Von Goom giocò il suo Gambitto, o, se preferite un termine più tecnico, il suo Contro Gambitto, poiché giocava con i Neri. Il tentativo di ricusazione di John George fu, allo stesso tempo, insolito e inefficace. Balzò in piedi, protese le mani, afferrò per il colletto della camicia Voon Goom, e lo schiaffeggiò duramente sulla bocca. Ma non servì a niente. Mentre Von Goom cadeva, riuscì a compiere la mossa successiva. John George Bateman, che non aveva neppure avuto un’influenza in tutta la sua vita, cadde al suolo, scosso da un violento attacco epilettico.

E così, Von Goom, che non aveva mai vinto un incontro di scacchi in vita sua, prima di allora, si trovò a incontrare il gran maestro Miroslav Terminsky, per il titolo. Disgraziatamente, l’incontro venne mostrato a una folla di spettatori, su di una grande scacchiera montata a un’estremità del salone. La tensione crebbe, quando i due contendenti sedettero davanti alla scacchiera. La folla gridò, per lo spavento e l’orrore, alla vista delle mosse di apertura del Gambitto di Von Goom. Poi cadde il silenzio, un silenzio prolungato, immoto. Un giornalista, che, alla fine della lunga giornata di lavoro, aveva pensato di fermarsi un momento là, per intervistare il vincitore, scoprì con enorme sorpresa che folla e concorrenti si erano trasformati in statue di pietra. Soltanto Terminsky era sfuggito all’olocausto. Il fortunato era semplicemente impazzito.

Alcuni altri risultati del genere, nel corso di altri tornei, fecero diventare Von Goom, per generale mancanza di concorrenti, il nuovo campione d’America. Come tale, fu invitato a partecipare al Torneo degli Sfidanti, il cui vincitore avrebbe disputato il campionato del mondo con l’attuale campione, il dottor Vladislaw Feorintoshkin, autore, umanitario, e vincitore del Premio Nobel per la Pace. Alcuni dirigenti della Federazione Internazionale degli Scacchi discussero la possibilità di proibire l’effettuazione del Gambitto, ma Von Goom andò a visitarli nel cuore della notte, nelle loro case, e mostrò loro il Gambitto. I disgraziati sparirono dalla faccia della Terra. Così parve che la strada per il campionato del mondo fosse spianata e aperta, davanti a Von Goom.

All’insaputa di Von Goom, però, la notte prima del suo arrivo a Portoroz, in Jugoslavia, località prescelta per l’effettuazione del torneo, la Federazione Internazionale degli Scacchi tenne una seduta segreta. I più geniali cervelli del mondo si riunirono, cercando un modo per confutare il Gambitto di Von Goom… e lo trovarono. La notte seguente, gli uomini più intelligenti di quella generazione, i grandi maestri più famosi del mondo, condussero Von Goom all’aperto, nei boschi, e lo fucilarono. Il grande umanitario, dottor Feorintoshkin, guardò il cadavere e disse, ‘Una fine pietosa, per Van Goon.’ Una voce sottile e tagliente, piena d’infinito sarcasmo, disse, ‘Von Goom’. Allora i più famosi grandi maestri spararono di nuovo, e nascosero abilmente il cadavere in una tomba segreta, che non è stata trovata fino a oggi. Dopotutto, quelli che la scelsero erano i migliori cervelli del mondo.

E cosa ne è stato del Gambitto di Von Goom? Gli scacchi sono un gioco basato sulla logica. Trentadue pezzi si muovono su una scacchiera di sessantaquattro caselle, colorate alternativamente di bianco e di nero. Muovendosi, formano degli schemi. Alcuni di questi schemi sono piacevoli per la mente logica dell’uomo, altri no. Essi mostrano ciò di cui è capace l’uomo, e ciò che è al di là della sua portata. Prendete qualsiasi posizione dei pezzi sulla scacchiera. Usualmente, vi rivela i piani logici, o semi-logici, dei giocatori, la loro strategia di gioco, per vincere o per difendersi, e le loro personalità. Uno schema del Gambitto di Re vi rivela che entrambi i giocatori sono dei maestri di tattica, che la battaglia sarà breve ma violenta, una volta accettato il Gambitto e giocate tutte le mosse e contromosse. Uno schema del Gambitto di Regina, invece, vi rivelerà che i giocatori sono abili strateghi, alla ricerca di minuscoli vantaggi, quali l’indebolimento di una casella, o la posizione di una Torre con una sola, esilissima possibilità di offesa. Grazie a questi schemi, piacevoli o no che essi siano, siete in grado di stabilire molte cose non solo sul gioco e sui giocatori, ma anche sull’uomo in generale, e forse perfino sull’ordine dell’universo.

Ora, supponiamo che qualcuno riesca a scoprire, per caso o per intenzione, uno schema sulla scacchiera che non sia soltanto sgradevole, ma molto di più… uno schema alieno che riveli cose innominabili sulla mente del giocatore, sull’uomo in generale, e sull’ordine dell’universo. Supponiamo che nessun uomo normale possa vedere questo schema, e rimanere normale. Certamente, uno schema di questo genere deve avere formato il Gambitto di Von Goom.

Vorrei che la storia potesse finire qui, ma temo che la fine non verrà scritta per un pezzo. La storia ha dimostrato che le scoperte, una volta fatte, non possono essere disfatte. Due mesi fa, a Camden, New Jersey, un uomo di quarantatré anni è stato trovato davanti a una scacchiera, trasformato in pietra nel momento in cui fissava una posizione su di essa. A Salt Lake City, il campione dell’Utah è improvvisamente impazzito, ed è fuggito urlando dalla scacchiera. E la settimana scorsa, a Minneapolis, una donna intenta a studiare un problema di scacchi ha dato improvvisamente alla luce due gemelli… benché in quel periodo non fosse stata incinta.

Personalmente, ho deciso di rinunciare al gioco.

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