Sono parecchi i motivi che mi hanno indotto a commentare questa partita, ma in particolare la divergenza di impressioni suscitate fra chi l’ha vista nella diretta Internet, lo stesso Stefano che l’ha giocata, il pubblico presente e il sottoscritto. Quattro modi diversi di vedere la stessa cosa!

Nel visore qui sotto trovate la partita con i miei commenti, attenzione commenti non analisi, con le mie sensazioni, quello che succedeva intorno alla partita. Così per tentare di dare un respiro più ampio, forse un po’ romantico, a una partita a scacchi. Io non sono uno che crede che gli scacchi siano delimitati dal perimetro della scacchiera e anche il contorno è importante…

 

 

 

 

 

Se ci fermiamo a questo errore iniziale, veramente clamoroso per Stefano, allora questa partita può essere, come dice lui stesso e anche Enrico Pepino, una schifezza inguardabile! Per carità, io avrei addirittura abbandonato, ma è il mio carattere. 


E già qui dissento con vigore! 


Stefano ha un altro carattere che gli permette di superare un comprensibile sbandamento iniziale per riprendere a giocare a scacchi come sa. 


E che scacchi, che impeto!

 

Complica, ammassa pezzi, sacrifica (si, ok, in questo sarà anche complice il suo avversario per carità, ma per fortuna non siamo computer e un po’ di aiuto è sempre ben accetto!).

 

Senza più riserve mentali (ne ha già poche di suo), non ha più nulla da perdere!

  

Ma guardate fin dove Stefano ha portato il Re dell’avversario al misero prezzo di tre pezzi in meno!

 

Colpo di scena: qui il computer annuncia matto in 8 per il Nero!

 

Ma gli umani non lo vedono…

 

Nessuno offre la patta, si va avanti, succeda quel che succeda!

 

Il pubblico è sempre più ammassato a fianco della scacchiera per cercare di capire le prossime mosse, di carpire idee. Si sparge la voce che c’è un ragazzino che sta tartassando un GM. E anche dalla sala analisi mollano le partite e corrono a vedere.

 

Continua la tensione e la fatica! Le mani dei due contendenti non muovono più decise, cercano quasi un suggerimento dai pezzi, che questi dicano cosa ne pensano di quello che stanno per fare. 


Ora c’è il perpetuo, ma bisogna muovere i pezzi nelle case giuste e sono 4 ore che si gioca in una tensione palpabile!


Alla fine Djuric (l’esperienza paga) trova l’ordine di mosse giusto, riesce a difendersi e porta a casa il punto intero: come doveva essere dopo le prime 10 mosse, se vogliamo.

Ma quanta fatica e quanta emozione può nascere da clamorosi errori. Non credete?

 

La partita nel visualizzatore:

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