Sono felice… perché ieri sera, lunedì 19, ho intravisto la Società Scacchistica Torinese di una trentina di anni fa, con giocatori a sbuffare e sudare al Campionato Torinese Open e il gruppetto affiatatissimo di nuovi soci adulti entusiasti di giocare, con alterne fortune, nei saloni tornei.

E poi, finita la partita, tutti attorno alla scacchiera ad analizzare se e come Tatiana Milceva, comunque strafelice per aver ceduto solo dopo 3 ore, avrebbe potuto vincere contro il più quotato Paolo Bussa. Il tutto sotto la “conduzione” dell’inossidabile Carlo Bolmida che dell’approssimarsi dei suoi novant’anni non ci fa caso “…e con la vita continua ancora a giocare…” (come dice un verso della grandissima Fernanda Pivano musicato da Fabrizio De André ne “La collina”, una delle canzoni inserite in uno dei suoi più ispirati LP –Non al denaro, non all’amore, né al cielo-) e fa largo uso di “insulti” per le mosse, a suo dire, sbagliate, alternati a schietti e fragorosi entusiasmi per quelle giuste. Magari su un’altra scacchiera c’erano anche le analisi un pochino più precise di Enrico Pepino e il tutto condito dal continuo richiamo del sottoscritto a fare meno casino, a rispettare chi stava ancora lottando indomito, ecc. ecc. Ma in verità  non ero poi così convinto nello zittire i più vocianti (e infatti lo pseudo silenzio durava sì e no un minuto) perché mi sembrava quasi di commettere un sacrilegio nel tentare di interrompere il clima palpabilmente giocoso che, quasi a sorpresa, si era creato.

Sono felice… anche se la strenua ma giusta resistenza di Claudio Giacchino è stata piegata ben dopo l’una di notte da Edoardo Manino e conseguente mio rientro a casa, dopo aver a malincuore chiuso i battenti, ampiamente al di là delle due.

Sono felice… perché ovviamente ci sono anche le “rotture di palle”, classiche d’inizio anno, ma di queste ho fatto voto di fregarmene, silenziosamente, nel 2014, per poi rafforzare questa decisione nel 2015: credo di essere troppo occupato con le mie, forse ormai eccessive, energie propositive e di non avere più la voglia e il tempo per soffermarmi sulle stupidaggini.

Sono felice… perché alla fin fine meglio pochi (ma poi così pochi mica tanto, a ben vedere) ma buoni, contenti e coscienti di avere una casa (e che casa!) con un certo stile, vasta, pulita e accogliente, probabilmente senza eguali nel genere, dove trova felice dimora la passione per quei benedetti pezzi di legno. E mi spiace sinceramente che questa felicità non sia conosciuta da chi preferisce altri luoghi o forse più semplicemente, in questi tempi di asettici contatti video bidimensionali, la propria casalinga, confortevole, solitaria e sgangherata poltrona.

Sono felice… per questo piccolo, piccolissimo ritrovato entusiasmo per gli scacchi e per i saloni di via Goito.

Sono felice… perché giovedì 22 si replica con lo Scheveningen.

Grazie a tutti!       

Il presidente della Sst

 

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